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Il coltello è sicuramente tra gli oggetti più antichi al mondo… Soprattutto nel mondo pastorale e contadino che il coltello artigianale ha sempre assunto quel ruolo fondamentale che ne ha fatto un vero e proprio simbolo della tradizione culturale italiana. (Certo, purtroppo a volte simbolo anche di violenza, quella violenza che era legata ad una concezione individualistica di libertà e di giustizia personale, e di vendetta…).


Tra i pastori era un utensile indispensabile in tutte le fasi del lavoro, l’unica posata usata nel pasto quotidiano, una distrazione, uno svago: il pastore, in attesa di riportare le pecore all’ovile, utilizzava il proprio coltello per intagliare pezzetti di legno…il coltello diveniva "quell'amico fidato”, quella garanzia di dignità ed orgoglio personale…
Un buon coltellinaio doveva prima di tutto essere un abile fabbro ma nello stesso tempo saper trattare il legno e il corno, materiali usati per i manici. La sua attività lavorativa si svolgeva nella bottega provvista delle attrezzature minime ma indispensabili quali la forgia, il banco da lavoro, l’incudine e i vari martelli, la mola e le varie lime.
La fabbricazione artigianale di un coltello aveva inizio con la forgiatura, che consisteva nel modellare sull'incudine, a colpi di martello, il metallo arroventato su cui si definiva già la forma delle varie parti metalliche del coltello stesso; il profilo definitivo veniva successivamente raggiunto con una lima da ferro e tanto olio di gomito…Seguiva poi la tempra, ottenuta arroventando con grandissima esperienza la lama (…e l’eventuale molla a seconda del modello)…ed immergendola rapidamente in acqua o in olio per poi effettuarne il rinvenimento. Successivamente si passava alla lavorazione del corno e quindi all’assemblaggio del coltello che veniva poi rifinito e quindi affilato alla mola…
Purtroppo, come un pò tutti i mestieri artigianali, anche quello del coltellinaio è andato pian piano a scomparire, oramai è molto difficile ritrovarsi tra le mani un coltello che è stato creato dal nulla, e secondo l’antica tradizione, dalle mani forti ed esperte di un “vero” fabbro-coltellinaio in tutte le sue fasi di lavorazione.
La fabbricazione di un coltello prevede tutta una serie di operazioni: per prima, la forgiatura, che consiste nel modellare sull'incudine, a colpi di martello, il metallo arroventato su cui si definisce già la forma delle varie parti metalliche del coltello stesso; il profilo definitivo viene successivamente raggiunto con una lima da ferro e tanto olio di gomito…Segue poi la tempra, ottenuta arroventando con grandissima esperienza la lama (…e l’eventuale molla a seconda del modello)…ed immergendola rapidamente in acqua o in olio. Successivamente si passa alla lavorazione manuale del corno per il manico e quindi all’assemblaggio del coltello che viene poi rifinito e quindi affilato alla mola…


Nonostante questa attività sia agli sgoccioli, in un paesino in provincia di Messina, Sanfratello, vi è ancora un fabbro-coltellaio che ancora oggi con tanto amore porta avanti un'antica attività che gli ha insegnato il nonno e il padre. Il suo nome è Antonino Versaci, nato a Messina il 20 Gennaio del 1986.
La sua storia ha inizio quando da piccolissimo, nell’officina di suo padre (fabbro), curiosando tra i vari cassetti, trovò un coltello “Sanfratellano” in fase di realizzazione e da quel giorno il suo unico desiderio fu quello di poterlo ultimare.
A 17 anni, finalmente, grazie all’aiuto di suo padre, ha potuto realizzare il suo sogno, imparando a forgiare e a costruire interamente un coltello “Sanfratellano” secondo l’antica tradizione. Fu così che, col passare del tempo, iniziò a realizzare oltre al coltello "Sanfratellano" anche alcuni dei tantissimi modelli tipici siciliani dai più svariati nomi, in lingua siciliana che assumevano a seconda della forma degli usi ed altri particolari..., come: la "Birritedda", "Laparedda" lo "Scaluni", la "Saraga", il "Liccasapuni", lo “Rasolu Ammanicatu”, la “Lingua di passero”, U “Cuteddu ammanicatu” e molti altri... .


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