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Saverio Malgioglio nasce a Palagonia, nel catanese, il 24/12/1937.
Di umili origini e sani principi la sua famiglia: la madre tenera ed indulgente, il padre severo ed attento.
Entrambi li ritroviamo nelle composizioni più sentite del poeta insieme a valori come l'onestà, la fratellanza, la fede cristiana dagli stessi inculcatigli.
Giovanissimo scrive i primi versi, che, sebbene privi di regole, risultano essere profondi ed incisivi.

 


Nel febbraio del 1959 si arruola, fiero di servire la Patria, nell'Arma dei carabinieri allontanandosi così per la prima volta dal luogo che gli aveva dato i natali.
Conosce nuovi luoghi, ben diversi dalla provincia contadina ed ogni città, ogni volto, ogni paesaggio che incontra, diventa fonte d'ispirazione e di crescita umana ed artistica.
Nel corso della sua carriera militare viane trasferito a Ventimiglia e, nella vicina Sanremo, conosce il celebre direttore d'orchestra RAI Pippo Barzizza, il quale, con piacere, gli musica "Il nostro amore", "Lettera di un emigrante" e "Se mi baci questa sera".
Nel 1966 si sposa e l'amore per la moglie e dopo per le figlie, gli regala deliziosi versi.
Nel1969 ritorna in Sicilia, a Sciacca e quindi a Belpasso dove si congeda nel 1982 e dove, poco dopo, intraprende l'attività di assicuratore per contodell'Alleanza Assicurazioni.
Si scrive al Centro d'Arte e Poesia di Antonino Bulla per confrontarsi con gli altri poeti e conoscere meglio le varie forme del comporre.
Partecipa a parecchi concorsi riscuotendo non pochi successi, il che accresce in lui il desiderio di fare arrivare a quante più persone le emozioni racchiuse nei suoi versi, mediante la pubblicazione di quelli a lui più cari. Da qui nasce questa raccolta di poesie, senza alcuna ambizione, ma con la semplice speranza, viva nel suo autore, di trasmettere un'infinita "Voglia D'amare".

di Malgioglio Isabella

 

Quando un verso diventa poesia? Qaundo la poesia diventa universale? Sono queste le domande che mi sono posto non appena ho finito di leggere VOGLIA D'AMARE, il primo libro di Saverio Malgioglio dove sono raccolte numerose liriche in lingua e in dialetto, scritte in oltre quarant'anni di attività. Se la risposta sembra scontata quando leggiamo i versi di un grande artista, meno scontata appare quando ci soffermiamo sulle rime di un poeta (minore), nel senso che soprattutto in questo caso il quesito affiora in modo spontaneo. Non è facile dare una risposta. Probalbimente perchè dobbiamo innanzitutto capire cos'è la poesia e cos'è l'universalità. Molto modestamente, secondo chi scrive, (poesia) è uno stato d'animo tradotto in versi - più o meno belli, più o meno significativi, più o meno profondi -, (universalità) è la poesia che tocca alcune corde dell'animo umano come l'amore, la famiglia, la vita, la morte, la natura, Dio, valori che malgrado le mode, cambiamenti, le rivoluzioni, resistono straordinariamente ai tempi. Ovviamente c'è chi riesce a fare poesia in modo sublime e chi in maniera più modesta, ma a prescindere dal valore dell'uno e dell'altro, una cosa accomuna i poeti: l'esigenza di esprimere attraverso i versi la propria anima. Leggendo le poesie di Saverio Malgioglio si può convenire su un punto: che essi in molti casi toccano argomenti universali. E in una società nella quale certi sentimenti vengono banalizzati dalla volgarità, dalla superficialità, dal danaro, è significativo (bello anche) che una persona decida di scrivere un libro di poesie. Un libro che parla di argomenti apparentemente superati, ma che, ci piaccia o no, sono insiti nell'animo umano,e per questo contengono un senso di eternità. Ciò che colpisce è la grande VOGLIA D'AMARE dell'autore (da cui il titolo) e lo smisurato senso della famiglia, del focolare, della ricorrenza da trascorrere assieme ai propri cari: Sì, c'è veramente qualcora di eterno nelle (piccole cose) della vita, (piccole cose) che al momento del consuntivo, diventano quelle (grandi cose) per le quali vale la pena di vivere. Cosa resta di noi, della nostra esistenza se non i valori di cui parla Saverio Malgioglio? Un libro diviso in due parti: nella prima vi sono contenute le poesie in lingua italiana, nella seconda quelle in dialetto. Due capitoli completamente diversi, due modi del tutto differenti di fare poesia. Probabilmente perchè assolutamente diverse sono le lingue, l'italiano e il siciliano. Un pò più manierata e asettica la prima; certamente più sanguigna, più melodiosa, più spontanea, più immediata la seconda, a dimostrazione del fatto che da secoli il nostro dialetto è apprezzato e ammiratoin tutto il mondo, assieme ai suoi cantori, da Ciullo d'Alcamo a Luigi Pirandello, da Nino MAtoglio a Giovanni Grasso, passando per Angelo Musco. Un libro scritto in modo semplice, che non ha la pretesa di essere diverso da quello che è, ma ha l'esigenza di comunicare qualcosa ai propri lettori. Come spiega benissimo l'autore in questo dialogo fra lui e il suo libro - una sorta di prefazione al volume - espresso in forma poetica: (Siddu qualcunu ti duvissi diri/ca di sustanza nun ci nn'hai nenti, ccu boni modi ccià fari capiri/ca iù nun sugnu 'n pueta sapienti:/fazzu chiddu ca pozzu, ma ccu amuri/e lassu giudicari a lu litturi). Giudichi dunque il lettore, tenendo presente l'umiltà e la signorilità di chi le ha scritte.

di Luciano Mirone 


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