"Il sogno: ombre e luce della Coscienza"

ARCHEOCLUB -  Il sogno accoglie le esperienze di vita legate al mondo della sofferenza psichica e prospetta le diverse possibilità di cura partendo dalla visione junghiana. A parlare è il dott. Ferdinando Testa , psicologo, analista Iunghiano, nell’ambito delle incontri culturale organizzati dalla presidente archeoclub di Catania, Giusi Liuzzo, il quale aggiunge, il sogno alberga nell’animo umano, costella come una linea di confine la relazione tra la vita e la morte, la categoria della necessità e quella della possibilità, invitando il sognatore a raccontare e a raccontarsi usando un linguaggio antico e pregnante, oscuro e ricco di paradossi, enigmatico e prospettico, aprendosi sulla pianura dell’esistenza umana fatta di senso e non senso.

E’ qui in questo spartiacque, sul limen del fenomenico e dell’immaginale che il lavoro terapeutico si colloca, utilizzando come un artigiano l’utensile del sogno, feritoia per entrare nel mondo /Altro e dell’Altro. Il filo di Arianna, rappresentato dalle immagini, si snoda lungo tutto l’arco del setting terapeutico, tocca gli attori della scena e vivifica le zone paludose del non senso, penetra con dolcezza nelle barriere rocciose della Psiche e permette la nascita creativa del dialogo della coscienza con l’inconscio. Allora si possono aprire gli orizzonti ampi e prospettici; la sofferenza incapsulata nelle pieghe di storie passate acquista dimensione polifonica, rivive nel presente e il sogno getta un ponte che dal sintomo va al simbolo, dal concreto all’immaginale, dalla disperazione alla speranza. La speranza di sognare e il diritto di immaginare. Il tema del sogno come personificazione di un ponte simbolico di collegamento tra mondi diversi, implica a mio modo di vedere un duplice aspetto. Da un lato ciò implica la consapevolezza da parte dell’uomo di essere parte di una totalità più ampia lungo un processo  costante d’incontro e confronto con l’alterità. Dall’altro questa tensione verso la totalità, attraverso l’attività onirica, ricorda  che ci muoviamo lungo l’asse della continuità Io/Sé e che siamo come un albero le cui radici affondano  nel mondo della storia personale  e nel sottosuolo della dimensione archetipica. Ritengo che questa visione simbolica del sogno determini un ampliamento della coscienza nel confronto dialogico e dialettico con l’inconscio e restituisce all’individuo la percezione e la consapevolezza del rapporto mai interrotto tra il mondo antico e moderno, tra il vecchio e il nuovo. Il sogno allora diventa luogo e strumento anche di relazione, mette in rapporto non solo il sognatore con la propria interiorità, e con l’Altro diverso da sé, ma anche con l’inconscio collettivo, ricollega al mito e alla voce dell’arcano e getta un ponte sul mondo che è là fuori, invitando a cogliere le trasformazioni che accadono nella storia del collettivo e a guardarli con occhi nuovi e diversi. Questo movimento verso la storia del sogno, determina una visione politeistica del sogno, in continua mutazione camaleontica in connessione ai diversi sensi che la vita di volta in volta ci presenta, con la consapevolezza psichica che ognuno di noi nella vita ha un compito, o una croce da portare a compimento nel presente a cui  nessuno può sfuggire,  pena il viraggio nel disagio psicologico.

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