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La difficoltà economica nelle famiglie, la crisi strisciante nel nostro paese, non lasciano molto spazio per le cose che allietano lo spirito. Eppure da tempo nella nostra città, si pongono sul tappeto, questioni morali, intrecciate a temi di cultura, molto interessanti. In ogni sana comunità, quando questa si spreme le meninge, qualcosa di buono, prima o dopo comincia a venire fuori. Non è che all’improvviso siamo tutti più ottimisti, però il futuro di Paternò sembra più vicino, soprattutto se sa porre la bussola verso i nuovi orizzonti. Pensate, da un anno la nostra città vive momenti di “vana gloria” spesso nei bar e in ogni luogo, è ormai argomento di dibattito. Una bella ribalta anche la TV.

 La nostra città, sembra essere diventata un laboratorio chimico, dove c’è di tutto. Dunque perché non sfruttare ogni occasione per promuovere nella giusta maniera la nostra città? La materia non manca. Per esempio rivalutare i personaggi illustri e poco noti della nostra storia. Nel catalogo dei personaggi illustri paternesi, oltre a Gian Battista Nicolosi, ne annoveriamo altri, di cui si ricorda volentieri la memoria, a cui è stata dedica persino una via, della nostra città. Via Moncada, via Giulio Crimi ecc. Come funghi d’autunno, a Paternò fioriscono nuove case e quindi nuove piazze e vie, alcune delle quali sono state dedicate a Papi, senatori e anche alle vittime dell’11 Settembre. Anche la Città di Palermo di recente ha modificato la toponomastica ad alcune vie della città, dedicandone una al nostro concittadino Ciccio Busacca. Mi rammarico, dopo aver sfogliato l’elenco delle vie della nostra città, non ho trovato nulla che fosse intitolato a Ciccio Busacca. Personalmente ho un flebile ricordo del cantastorie, ma basta poco per sapere tutto di lui. Si può incontrare l’artista in tanti modi,  anche attraverso il sito Paternò Genius. E’ nato a Paternò il 15 febbraio del 1925. La sua attività va dal 1951 fino a poco prima della sua morte, guarda caso l’11 settembre del 1989. Ha pubblicato 11 album, maturando la sua dote artistica alle pendici dell’Etna ascoltando i versi  dei cantastorie ambulanti  Paolo Garofalo e Gaetano Grasso. Il suo debutto avvenne nel 1951, nella piazza di San Cataldo (Caltanissetta), con la rappresentazione de L'assassinio di Raddusa, tratto da una storia di cronaca avvenuta realmente nel paese di Raddusa, dove una ragazza diciassettenne si era vendicata dell'uomo che l'aveva violentata, avvicinandolo nella piazza del paese mascherata da anziana e uccidendolo. La passione per la narrativa e la denuncia civile, unite a una particolare sensibilità musicale furono il segno con cui Busacca si distinse nel mondo dei cantastorie siciliani, particolarmente sviluppato nel secondo dopoguerra, che ebbe come protagonisti Orazio Strano, Turiddu Bella, Vito Santangelo, Matteo Musumeci, Francesco Paparo (Ciccio Rinzinu) e altri. Nel 1956, Busacca debuttò al Piccolo teatro di Milano con Pupi e cantastorie di Sicilia. Nel 1957, a Gonzaga, la giuria dell'AICA (Associazione Italiana Cantastorie Ambulanti) conferì a Busacca il primo premio "Trovatore d'Italia", per la storia di Giovanni Accetta, L'Innucenti vinnicaturi. È negli anni successivi che si pose l'incontro con Ignazio Buttitta e con la sua poesia: di questo sodalizio i risultati più significativi rimangono le messe in scena del Lamentu ppi Turiddu Carnivali, Lu trenu di lu suli e Che cosa è la mafia?. Negli anni '70, avvenne l'esperienza teatrale con Dario Fo (Ci ragiono e canto) e la sua partecipazione a diversi programmi radiofonici e televisivi. A partire dalla fine degli anni '70 iniziò l'inesorabile declino di popolarità (ma non artistico) di Busacca e degli altri cantastorie siciliani, prime vittime della diffusione della televisione quale mezzo di comunicazione di massa. Le notizie della cronaca potevano ormai arrivare ai cittadini nella crudezza (o nell'inganno) dei teleschermi, senza le mediazione poetica di questi "relitti" della storia, ultimi cantori di una tradizione millenaria. Busacca muore nel 1989 a Busto Arsizio e di quel piccolo uomo che dal tetto della sua Seicento multipla cantava le storie degli uomini di Sicilia, a chi li voglia leggere, rimangono i suoi versi. Oltre a dedicargli una via, perché dunque non tentare di recuperare quanto più cose possibile del nostro illustre concittadino e farne un museo? Paternò non è Assisi, si dice da più parti, ma questo non impedisce di fare di Paternò (sede della regia di Federico II), la culla della cultura siciliana nel nuovo Millennio. Realizzare un itinerario che va dal museo della fotografia, da sistemare in piazza Vittorio Veneto (magari trovando posto nei locali inutili della condotta agraria). Passare dal Museo Civico sezione archeologica del Mon. Savasta, sito nel vecchio carcere borbonico. Percorso che passa dalla bella e moderna biblioteca comunale, con la galleria d’Arte Moderna. A salire verso la collina storica, inserire botteghe con laboratori di ceramica artistica e poi, inutile ricordarlo, fa scena tutto il patrimonio artistico monumentale della Collina Storica. Un richiamo per i turisti da tutto il mondo. In tutto questo ci può stare il futuro economico delle nuove generazioni.
Mi sarei veramente indignato se la città di Paternò, non avesse intitolato una via a Ciccio Busacca. Scopo con enorme piacere, che nel popolare quartiere di San Biagio, c'è un piccola via intitolata proprio al cantastorie. Fu il sindaco Turi Sinatra a insistere e voler intitolare una via a Busacca.


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