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Ernesto FillorumIn piena esplosione della comunicazione, sembra assurdo pensare che un uomo dalle immense qualità, un genio della musica possa vivere nella solitudine lontano della gloria. Il musicista Ernesto Fillorum è stato uno di questi. Viene difficile oggi, mettere al riparo della gente comune e soprattutto di quelli più vicini, le proprie abitudini, e naturalmente i difetti. Ancora più difficile è mostrare agli altri le proprie virtù. Com’è vero il detto “Vizi privati e pubbliche virtù”. Ma ad Ernesto, non è andata bene ne’ nel primo, che nel secondo caso. Primo di quattro figli, nacque l’11 febbraio del 1933, assai lontano dalla prima apparizione della Madonna a Lourdes, questa coincidenza certamente lo legò affettivamente a un amore particolare, grande, per sua mamma. Nel ricordarlo il fratello Carmelo, oggi si commuove: “Era più grande di me, essendo lui il primo dei figli. Non ricordo nulla della sua infanzia, ma è proprio vero, lui era molto legato a nostra mamma. Anche fra noi due c’era una buona sintonia, assai rara nei fratelli, forse perché entrambi avevamo nel sangue la musica”. Sì, quello strano modo di comunicare con gli altri, la musica; quella che genera la pulsazione di coloro che non distolgono gli occhi dal pentagramma, per mettersi a riparo dalle emozioni. Ernesto da piccolo studiò a Paternò con il maestro Bellia, continuo’ gli studi a Catania, imparando a suonare svariati tipi di strumenti a fiato e a corde. Come tutti i giovani ventenni, fu chiamato al servizio militare di leva. Arruolato nell’Esercito, svolse servizio a Roma, dove fece parte della banda musicale, suonando il Sax. Fillorum prediligeva sia il sax tenore che contralto.

Durante il periodo della naia, forse fu quello il momento magico della sua vita, non seppe sfruttare l’occasione d’oro, chissà poteva aprirgli la strada del successo. Come musicista prese parte come comparsa nel film Guerra e Pace. Finito il militare tornò in Sicilia, ritrovò i suoi compagni di studio, e con alcuni di loro cominciò a suonare nel meraviglioso tempio della musica, il Massimo Bellini di Catania. “A fine serata - racconta il fratello – non c’erano più mezzi pubblici per fare ritorno a casa, spesso andavo io con la mia vespa, insieme facevamo ritorno a casa a tarda notte”.
L’uomo sin da piccolo ha bisogno di certezze, le trova subito, perché la prima a dargli la sicurezza del futuro è proprio la mamma. Ogni mamma ti stringe al seno e ti rivela l’amore. Da grande l’uomo cerca l’amore nella donna, e qui spesso cominciano i guai. Ernesto si sposò. Ma come spiega bene Laura Pausini nella sua canzone vincitrice di Sanremo di qualche anno fa. "Quanto altro male ti farà la solitudine…chissà se tu mi pensi e se con gli amici ne parlerai per non soffrire più per me...non è possibile dividere la vita, la storia di noi due, ti prego aspettami amore mio, illuderti non so. questo silenzio dentro me, è l'inquietitudine di vivere la vita senza te".  Lo si incontrava con il suo violino sottobraccio, solo mai in compagnia. Una solitudine per scelta, dedita alla meditazione? o solitudine per disperazione? “Non credo che mio fratello soffrisse la solitudine, ha avuto i suoi momenti tristi, questo sì, ma non è mai rimasto solo. Era amato e voluto bene dai suoi familiari. Adesso ricordandolo mi emoziono ancora perché sono sicuro, Ernesto era un bravo musicista, uno che poteva raggiungere alti traguardi”. Certo come penetrare nei pensieri di Ernesto. Fiorella Mannoia nella sua canzone “Ascolta l’Infinito” si libera, dicendo “quella parte di noi, che l’infinito nasconde”. Come per i gradi filosofi, i poeti, quel trapasso della vita, avvolte amara, in Ernesto si manifestò in una crisi di ripulsa del mondo gretto che lo circondava. Ecco perché non abbandonò mai di suonare per strada, sopra l’autobus della Circumetnea, il suo violino. Metteva al riparo dei curiosi, le sue emozioni che forse gli facevano spalancare ancora il cuore per percepire ciò che i sensi non gli trasmettevano più nulla. Sicuro Ernesto, solo lui poteva guardarsi da dentro e ascoltare l’eco dei propri strumenti e così continuare a provare l’emozione dell’amore.


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