Totuccio BottinoQuesto giornale non era nato, quando Totuccio Bottino passo a miglior vita. Con molto dispiacere nel numero del 13 febbraio del 2000, Carmelo Ciccia volle ricordare Bottino come un “Grande personaggio, una vita dedicata allo spettacolo e allo sport senza ricevere le giuste gratificazioni”: Poi quasi un anno dopo, arrivò la giusta riconoscenza, la dedica del nascente parco sportivo in viale dei Platani (ancora incompiuto), dedicato a Totuccio Bottino. Personalmente credo non basti. Dopo 18 anni dalla sua scomparsa, con affetto lo vogliamo ricordare, pur consapevoli che sono in molti, le nuove generazioni, che pur recandosi a giocare su quel terreno, non sanno o sconoscono del tutto, chi fosse Totuccio Bottino. Era un uomo che lottava per difendere i diritti dei giovani e dei ragazzi, che credeva nel valore educativo e socializzante dello sport. Sport, come sano impiego del tempo libero. Lottava in prima linea, senza mai tralasciare l’approfondimento e la propositività con gli altri organi, anche istituzionali, preposti alle tematiche politiche sportivo/giovanili. Già negli anni ’60 intratteneva corrispondenza e relazioni con il ministero della P. Istruzione e con i vertici del CONI, proponendo l’ingresso dello sport nella scuola attraverso i tecnici specializzati, come oggi di fatto è. Di tali tematiche è stato pioniere e precursore, infatti gli organi sopraccitati risposero che le sue idee erano ottime ma non attuabili, in quanto i tempi non erano ancora maturi. Precursore anche quando sosteneva che il Mister calcistico, dovesse essere affiancato da una equipe socio – psico-pedagogica, a lui, infatti, interessava la valorizzazione della persona umana in maniera sana e positiva.

Negli ultimi anni svolse attività di docenza di psicologia nei corsi regionali di formazione per allenatori di 3a   categoria. Sarebbe un gran peccato perdere del tutto il contributo culturale artistico e sportivo, che Bottino diede alla nostra città. “Certo Paternò non ha più una degna squadra di calcio, il suo ber carnevale – diceva con la sua voce calda – non ha più il teatro comunale, non ha più le feste folkoristiche degne di questo nome; per quanto lo stesso fosse stato creato, nella nostra città discendenti di Gaetano Crimi. Non ha più il teatro dei pupi, Paternò non ha più una Pro loco. – si domandava, se pure oggi,  la domanda è ancora valida – Ma dove stanno le ragioni di tanto abbandono?”  Oggi si comincia a capire che a monte dei problemi c’è la mancanza di cultura. Eppure senza mezzi termini, anche rischiando di farsi irridere dai politici del tempo, Bottino era convinto “Il primo e più serio problema della Paternò moderna, non è economico ne della viabilità, ma è un problema spiccatamente culturale antropologico, i paternesi in loco. E’ doloroso ammetterlo – diceva già ai primi giorni del 1990 – non possiamo esimerci dall’evidenziarlo. I paternesi soffrono, innanzitutto di seri problemi comportamentali, è questo il punto “dolores” manca di una identità civica” Totuccio Bottinouando incontrava gli amici attaccava presto bottone, ripetendo spesso che Paternò stava per avere una grande opportunità, e che non doveva andare sprecata “La Metropolitana”. “Caro Alfio – mi diceva – il paternese di buona volontà è perennemente in conflitto con una elittocrazia chiusa e dispotica. - veramente allora non capivo, cosa volesse dire, ne scopro ora il significato, e sono pienamente consapevole che lui avesse ragione – da sempre a Paternò il potere è stato gestito da una sola famiglia come, per esempio quella degli Alogna, dei Navarra, dei Cabrera, dei Moncada ecc. Quasi un’inevitabile tentazione la vicinanza con Catania e, per dirla con  Maometto, non potendo portare il civismo nella propria città, ha trovato più agevole spostarsi lui stesso a Catania, per appagare ivi tutti i bisogni. E Paternò? Alla nostra città – governo dei giardini a parte – la funzione di dormitorio collettivo.” Signor Totuccio, ma ora arriva la Metropolitana, cosa potrà cambiare? Questo il pensiero lucido di Bottino, quasi 20 anni fa. “La nuova occasione dovrà servire per modificare l’arcaico nostro modo di vedere e di agire… dovrà giovare per un radicale cambiamento di rotta. Paternò abbandonata la cultura dell’esodo (vedi le attuali serate di sabato pomeriggio o le giornate di domenica, si svuota la città) dovrà farsi accogliere, dovrà farsi un volto decente, dovrà propiziare l’esplosione del suo grossissimo potenziale naturale e umano. Nessun problema economico potrà essere affrontato senza un emblema attorno a cui si possa stringere l’intera comunità. Come la riscoperta delle antiche radici. La riacquisizione della memoria storica”. Per fortuna, diceva Bottino,  ci sono anonimi Paternesi che si danno da fare, coltivando un nobile sogno, quello di assistere alla rinascita di Paternò. Questo può senz’altro essere il suo testamento, sperando che a raccoglierlo e realizzarlo ci possano essere pronti, tutte le nuove generazioni.

*Tratto dalla Gazzetta Rossazzurra

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