Professore Domenico CiravoloTutta colpa dei papà. I figli, dicevano con autorevolezza i papà, bisogna mandarli a scuola dal maestro Ciravolo, perché lui era il migliore. Questa mentalità diffusa tra i genitori, andava in voga tra gli anni sessanta e settanta. Ma lui Domenico Ciravolo, amava insegnare con passione, come era solito fare, al resto dava poca importanza, e soprattutto non chiedeva la carta di identità dei genitori. Ecco perché le sue classi, palesemente composte di soli maschi, come la moda del tempo imponeva, era facile incontrare figli di contadini, e quelli di professionisti. Gli ultimi suoi alunni, alcuni affermati professionisti, oggi quarantottenni, lo ricordano ancora con molto affetto. Raggiunta l’età del pensionamento, lasciò la scuola a malincuore nel giugno del 1975. Oggi nella scuola moderna tutto è cambiato, i ragazzi naturalmente ma anche gli insegnati. Molti insegnati occupano quel ruolo solo per un lavoro e non più per mera passione, o addirittura per assolvere ad una missione, come invece asseriva il maestro Ciravolo. Visse gli anni duri delle due guerre, nacque nel gennaio del 1911. Nel periodo della seconda guerra, indossò la divisa di ufficiale dell’Esercito perché laureato.

Era diplomato geometra, ma la sua vera attrazione, erano le materie letterarie. Si laureò in pedagogia. Sulla vita del giovane professore Domenico Ciravolo si possono leggere delle pagine stupende sul libro “Dai democristiani ai Normanni” di recente uscita, scritto dall’Onorevole Nino Lombardo. Dove si riporta che fu un fervente separatista, molto impegnato. Il Movimento separatista, nato dopo la seconda guerra, fece eleggere molti sindaci della moderna Sicilia. Anche Paternò ebbe il primo sindaco separatista eletto dal popolo, rimasto in carica per soli sei mesi, fu Giulio Puglisi.  Sicuramente Ciravolo fu uno dei pochi di quella generazione di indipendentisti, che lavorò per la ricostruzione di Paternò nel dopo guerra. Proseguì la sua azione politica nella Democrazia Cristiana. Si racconta che fra il Ciravolo e il sindaco del dopo guerra Gaetano Pulvirenti, vi era una implacabile ruggine. Pulvirenti ordinò la rimozione di una fontanella pubblica, nei pressi della casa di abitazione del Ciravolo. Il professore, anche per conto dei vicini  si oppose e quando gli operai, sotto scorta dei vigili urbani al comando del brigadiere Giordano, vollero rimuoverla con forza, tentò di impedirlo, si strinse a se forte forte con la fontana, ma questo eroico gesto non evitò la rimozione coatta. Scriveva anche brevi parabole popolari come propaganda, che venivano usati durante i comizi rionali “i giornali parlati” come “U fangu non è medicina” una chiara allusione al comunismo di allora. La poesia era la sua vera passione, una raccolta di sonetti  è contenuta nel libro “Momenti di Vita”. A tarda età scrisse altre poesie però rimaste inedite. Morì il 2 aprile del 1987. Amava dipingere. Molti attrezzi di lavoro, come appunto le classiche immagine, accompagnate dalle prime lettere dell’alfabeto, erano disegni fatti con le sue mani. Come ricorda affettuosamente Lorenza Sinatra. “I ricordi più belli sono legati alla mia infanzia,  soprattutto mi aiutava nello studio. Quando dovevo preparare la tesi di laurea,  fu proprio lo zio che mi aiutò. Era un uomo eclettico, bisogna dirlo, ma sono i suoi ex alunni che sanno o conservano i ricordi più belli”. Iniziò la sua carriera di maestro, con i bambini delle elementari. Dopo alcuni anni di professione, tentò il passaggio al Magistrale. Evidentemente non si sentì a suo agio con le giovane fanciulle, quindi preferì insegnare nelle scuole medie. Fu docente presso la scuola media Marconi con il preside Salvatore Caprì. Con la sua roboante seicento, ogni mattina si presentava puntuale. Anche febbricitante era solito andare a scuola. Dall’aspetto sembrava un burbero severo, era rispettoso delle regole, questo si, ma dietro quei spessi occhiali, nascondeva la tenerezza, la bontà di un fanciullo. Scendeva dalla macchina, e subito veniva circondato dai suoi alunni, insieme a loro trascorreva i pochi minuti prima dell’inizio della lezione. Anche in classe amava raccontare momenti della sua vita, li teneva incollati alle sedie, quasi ipnotizzati, tesi ad ascoltare. Teneva la bacchetta, ma solo per indicare, il suo era certamente un modo nuovo per educare i ragazzi. Lettere, latino, storia e geografia erano le sue materie didattiche. Ma la sua vita piena di avventure da libro cuore, era la materia exstracurriculare preferita dai ragazzi. In cima ai suoi pensieri poneva sempre Dio, la famiglia e la scuola. Chi mai oggi ha ideali come questi, da insegnare ai ragazzi? E nella maggiore dei casi riuscirvi? Per concludere. “Il  il professore Ciravolo durante la cerimonia di concedo dalla scuola, attorniato dagli alunni e con il preside Caprìprofessor Domenico Ciravolo – scrive in una lettera Stefano Arcobbelli, giornalista professionista, una delle prime penne della Gazzetta dello Sport - non può essere dimenticato da chi è stato suo allievo. Il suo modo di insegnare lettere era quasi vellutato, il suo modo di fare era affabile. Rare volte l’ho visto andare in escandescenze eppure tutti noi lo rispettavamo, eravamo timorosi della sua autorevolezza ed affascinati dalla sua bontà. Voleva conquistarci sempre convincendoci con il ragionamento. Uno come lui ci ha dato le basi, forti radici, per proseguire con successo negli studi ed anche nella vita. E questo credo sia il massimo per chi ha dato, e per chi ha ricevuto”.

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