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padrestramondoBisognerebbe perdere la cognizione del tempo, per gustarsi bene la vita. Ci riprendiamo ora, come dopo una lunga vacanza, premetto, per il futuro non sono sicuro di poter rispettare i tempi del periodico. Questa rubrica dei "Personaggi" piace a tutti, lo so. In tutto questo tempo di pausa, ho meditato cercando di capire il perchè di tanto gradimento. E' il "Tempo" (non quello atmosferico o meteorologico), il motivo che ci fa apprezzare il temperamento, la stravaganza di certi personaggi. Il tempo passa, scorre così in fretta, spesso non ci fa accorgere di coloro che prima ci erano vicini e via via sono scomparsi. Qualcuno dice, che gli uomini sono prodotti deperibili nel tempo, senza scadenza. Ha ragione, ma bisogna aggiungere, che certi uomini vengono scolpiti nel tempo con le loro opere, per sempre.

 

Uno di questi è un frate benedettino Padre Maria Raffaele Stramondo pittore. A lui dedichiamo questa pagina, poichè se fosse ancora in vita, domenica 15 gennaio, sarebbe stato il suo 93° compleanno. Come per gli altri personaggi, a presentarmelo con fervore sono le persone che lo hanno conosciuto. Facendo visita a parenti, guardavo con piacere due grossi dipinti appesi nel salone di casa. Scene di natura incantata, tipica scena come nei dipinti del settecento e sul fondo a sinistra la firma di don Foto: F. UccellatoreRaffaele. "Non è quello il vero nome --  mi dice Maria Grazia, una delle sorelle Anicito – lui in effetti si chiamava Mauro, come mio bisnonno." La curiosità non si appaga e chiedo di sapere di più.
"Ero piccola e come tutti i piccoli, spesso i miei mi lasciavano con mia sorella dalla nonna a Belpasso. Mentre eravamo seduti nel cortile di casa  Don Raffaele, senza dire nulla, su un foglio mi fece un ritratto. Lo vidi solo in quella occasione, poi non lo vidi più. Mia nonna ogni tanto mi domandava, hai ancora quel ritratto? E poi mi raccontava la storia del pittore. Lui disegnava quello che vedeva, scene di ordinaria quotidianità, diceva mia nonna. Le chiese, carretti, persone, erano le pietre dei marciapiedi, la sua tela di lavoro. Sbriciolava i cocci dei vasi, per farne dei colori. Disegnava grandi scene di campagna, tutto davanti casa sotto gli occhi dei vicini e dei passanti. Mia nonna abitava a confine col quartiere Matrice, lui don Raffaele con la suo corposa famiglia poco più distante. Mio bisnonno don Mauro Seminara, il falegname dell'ottava traversa, guardando con stupore quei disegni rimaneva ammirato. Spesso parlando con padre del piccolo Mauro. don Tano, lo invitava a portare il figlio in città, per vedere il mare le navi. Certo la città di Catania con i suoi monumenti era di sicuro ammaliante, per un ragazzo che disegnava sempre le stesse cose. Così una volta don Tano portò suo figlio a vedere la Città. Di ritorno a casa, in lui si scatenò una forza dirompente. Disegnava senza fermarsi. La campagna era la sua musa fonte di aspirazione".

Come una febbre contagiosa anche mia cugina Maria Grazia, ci prende gusto, continua a raccontare senza fermarsi.
"E' diventato un luogo di culto – racconta con candore Maria Grazia -  in periferia di Belpasso don Raffaele, sul muro di una casa di campagna, ha mirabilmente disegnato un Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria sono ancora ben visibili. La sua famiglia era numerosa, non viveva nel lusso, a Mauro interessava dipingere, quando qualcuno gli chiedeva un quadro, non si tirava indietro. Si curava di sapere dove dovevano mettere da quale fonte prendeva la luce. Avvolte il soldo che riceveva in cambio, non era il giusto corrispettivo, a lui bastava. Gli interessava poter comprare il giorno dopo qualche colore. A 12 anni scoperto da un abate, preferì andare in convento. I benedettini divennero la sua seconda famiglia, andò nella Abazia a Cava dei Tirreni. Con la professione religiosa  prese il nome di Raffaele Maria. Nel 1945 fu ordinato sacerdote. Non smise mai di dipingere". Molte opere sono oli su tela, soggetti sacri, ritratti scene mitologiche epiche. Nel salone dell'arcivescovado di Catania si trovano molti ritratti dei vescovi di Catania. Nella chiesa Madre di Belpasso sono collocate due tele nell'altare maggiore. Altre sue opere sono a Trecastagni, Mascalucia, Gravina di Catania, Zafferana e Messina. Anche a Paternò vi sono molte opere di proprietà privata. Il fratello e i nipoti ne hanno divulgato la fama. Nel giugno del 2008 durante una conferenza sulla vita di Don Raffaele, l'ingegnere Alfio Papale oggi sindaco di Belpasso, si prese carico di divulgare la fama, insieme ad altri illustri cittadini di Belpasso.  A 15 anni dalla scomparsa, sarebbe l'occasione giusta, durante il florido mandato del Sindaco Papale, chiudere dedicando una via al monaco pittore.

>BIOGRAFIA


Nicolosi - INAUGURAZIONE MONASTERO BENEDETTINI

Si riporta sotto il link su youtube relativo all'inaugurazione del Monastero Benedettino G. B. Dusmet di Nicolosi (CT), oltre ad alcuni segmenti della S. Messa presieduta da mons. Bommarito, il compianto monaco benedettino don Raffaele Stramondo (di origine belpassese,sepolto a Cava dei Tirreni) dirige il piccolo coro dell'Orsoline di Belpasso (CT) accompagnato alla chitarra dalla nipote Graziella. Presso questo Monastero si trova il quadro del Beato Giovanni Paolo II eseguito dal maestro Elio Ruffo, icona del progetto LE CARE MONTAGNE CHE PARLANO DI DIO, testimonial Tom Perry l'uomo a piedi nudi, partito dall'Etna il 13 maggio 2009, benedetto in Vaticano il 20 maggio dello stesso anno da Sua Santità Benedetto XVI.
Carmelo Nicoloso

 


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