VernaQuando i ragazzi sgobbano tra i libri di scuola e ne traggono il giusto profitto, inconsapevoli si preparano al futuro, meglio di chi, invece è svogliato e preferisce perdere tempo davanti a slot machines. Quando la scuola non era obbligatoria, lo studio era un lusso per pochi, questi inevitabilmente finivano per essere l'elit della società, magari  destinati al comando. Per fortuna non è stato sempre così. La natura spesso è generosa verso coloro che apparentemente nascono  sfortunati. A pochi dona talenti che se scoperti aprono le strade della gloria e del successo, più che a coloro che nascano in nobili culle. Il pastorello Giotto per esempio, al pascolo condivideva con le pecore, le bellezze del Creato. Oggi Assisi conserva ciò che le sue mani, sapientemete hanno dipinto. Quando si nasce in periodi di guerra e magari orfani di padre.

E se la madre per vari motivi, lascia il pargolo ad altri per accudirlo e farlo crescere. Inevitabilmente a quest'uomo mancano due elementi fontamentali. Un padre che ti illumina e guida nella vita e la madre, che nei momenti bui, ti stringe al seno e ti rivela vderna_unopl'amore. Giovanni Verna è nato il primo dicembre del 1915, rimase orfano prima che nascesse, perchè il padre morì in guerra sul frnte del Carso. La madre risposata lasciò il figlio ai nonni. In questi casi la vita che avanza non è mai bella. Da piccolo giocava nel vecchio quartiere dei Falconieri, ma il gioco finì presto, zio Paolo lo portò con sè al lavoro. La vita dei campi lo accolse a braccia aperte.  Ad inizio del secolo scorso, la vita era dura per tutti, sopratutto quando ci si doveva risollevare da una guerra mondiale. “Quante ceste e panieri pesanti, portò sulle tenere spalle – racconta con rispetto il figlio Salvatore – ma quando gli toccava quel po di riposo, già allora con i carboni spenti, disegnava sui muri delle case di campagna”. Ritrovò nell'aperta campagna incontaminata, nei silenzi, nei colori. Nel fischio del vento, nel'afa e nei tramonti infocati, quell'amore di cui l'uomo ha bisogno nella crescita. Ritrovò l'amore per crescere bene, quell'amore che Dio dona a tutti i suoi figli, uomini di buona volontà. Non potrà mai dire, più cresco più assomoglio a mio padre, perchè non lo ha conosciuto. Forse non lo ha mai pensato, ma Giovannino Verna, più cresceva, più dipingeva bene e più assomigliava al Creataore. Si sposò con Carmela Alecci, quando aveva ventiquattro anni. Divenne padre di cinque figli Salvatore, Consolato, Pina, Franco e Maria Grazia. Quello a cui preferiva affidare i compiti di famiglia era il grande, appunto Salvatore. “Io ero uno studente lavoratore, a me affidava certi compiti di lavoro, quando lui ha superato i quaranta anni, anch'io ero grandicello e potevo fare da guida ai miei fratelli. Lui voleva stare libero, andava in campagna, dove traeva le sue maggiori aspirazioni. Con la vendita dei quadri sosteneva una famiglia numerosa. L'arte di mio papà ha origini di grande semplicità conosceva le tecniche ma essenzialmente era un autodidatta. Partecipò al cenacolo degli artisti, sotto la guida di altri pittori suoi maestri quali Spoto, Salvatore Palumbo e del ritrattista catanese Emanuele Di Giovanni. Negli anni 50 frequentò la scuola di nudo a Marsiglia, ma la sua maggiore aspirazione rimase il naturale talento per il ritratto e i paesaggi agresti e urbani”. L'arte di Giovanni Verna rimane come l'espressione più sincera e spontanea di un mondo realistico che si manifesta in tutta la sua purezza, ingenuità e semplicità dove il colore ha sempre il sopravvento sul disegno – scriverà Nino Caserta Librizzi – trasporta la sua pittura l'osservatore in un'atmosfera di sogno.  "La pittura del Verna rivela la quadro-vernapcostante di una personalità artistica forte e sincera perchè forgiata su toni di schietta poesia e di rilevante forza morale" scrive Elio Vittorini. Passano gli anni, cresce la notorietà, giorno dopo giorno. E' prima la città di Catania, a donargli un gran tributo d'onore, poi Napoli ed infine la capitale della moda Milano. La sua fama valica le Alpi Francia e Germania. Riceve   molte onorificenze persino la Fondazione Poeti, Scrittori, Pittori e Giornalisti dell'Istituto superiore internazionale di studi umanistici gli conferiscono il titolo di Maestro d'Arte H.C. Il maggiore premio è sicuramente  l'Oscar di Montecarlo. Malgrado tutto, non è il tipo che si monta la testa, continua a lavorare con umiltà nel suo laboratorio di via Siracusa a Paternò. Mentre salgano le quotazioni dei suoi lavori, sono molti i professionisti paternesi che intuiscono nei suoi quadri, un bene di rifugio e in molti fanno a gara per accaparrarsi le sue tele. "Oggi sono io a custodire molti suoi lavori – confida il figlio – ma sarebbe stato bello, se la sua città gli dedicasse un luogo dove chiunque potrebbe vedere i quadri di mio papà." Lei sarebbe disponibile a farli vedere al pubblico? "Se il comune mi chiedesse di fare un'antologica, sarei disponibile, ma a certe condizioni, la sicurezza sopratutto". Certo, molti quadri di autori famosi, che erano nella Galleria d'Arte Moderna, fiore all'occhello di Paternò, oggi sono accatastati come spazzatura in soffitta e addirittura qualcuno è scomparso. Chi è così fesso, da mettere a rischio opere di pregiato valore? Il Maestro Verna ha lavorato fino a pochi mesi della sua fine, avvenuta il 22 dicembre del 1998. A dodici anni dalla scomparsa, dopo anni di assoluto silenzio da parte dei vari assessori alla cultura, assessori al turismo, ecc. quale occasione migliore, per offrire ai turisti, ma sopratutto alle nuove generazioni, un percorso itinerante del pittore più famoso, che Paternò ha avuto nel secolo scorso.

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