professore_cozzopAdrano- Mentre la colonnina di mercurio staziona vicina ai 40 gradi, andando alla ricerca del nostro personaggio, da piazza Sant'Agostino verso il Castello, attraversando via Roma passando proprio davanti la maestosità della chiesa di Santa Lucia, si percepisce quanto la canicola di questi giorni, pesi sopratutto sul fisico delle persone anziane. Sono molti gli onder ottanta seduti a filare, mentre si godono l'ombra, davanti a un boccale di acqua fresca. Ma pochi passi più giù, in via Acireale nel giardinetto sotto casa, incontriamo l'intrepido, Carmelo Cozzo professore in pensione di 82 anni, che sembra non patire il caldo. Comanda come bagnare i fiori, belli e vigorosi nonostante l'afa del pomeriggio. Epicuro diceva; se il vecchio diventa saggio, è perchè impara a riconoscere se stesso e concedersi alla vita, e il professore Cozzo lo fa a modo suo, perchè molto estroverso.

 

 

Entrando poi nella sua casa, si scopre un immenso patrimonio figurativo, di cui il maestro ne è orgogliosissimo. Le pareti tappezzati di suoi lavori, lo scaffale carico di sculture, ma la vera sorpresa, per colui che lo conosce appena da pochi minuti, è di ritrovarsi di fronte, ad un vulcano in piena eruzione. Difficile fermalo, neanche quando squilla il telefonino. Nel mondo di oggi, gli uomini sono spesso egoisti ed ingrati, verso coloro che solitamente li guidano nella vita. La prima cosa che il professore Cozzo dice a tutti i suoi visitatori, è l'immensa gratitudine che ha, verso il suo magister don Simone Ronsisvalle, nato a  Santa Maria di Licodia nel 1879 vissuto e morto nel 1960 ad Adrano. Carmelo Cozzo già all'età di otto anni frequentava la scuola serale del Ronsisvalle, da cui apprese la tecnica della matita, del pastello, del carbonio e dell'inchiostro di china. Scoprì nella sua famiglia, come nelle vene scorre abbondante, l'amore per l'arte, come per lo zio Natale Cozzo, pur rimasto gravemente ferito durante la prima grande guerra, invalido frequentò la Reale Accademia di Brera a Milano. La pittura, un amore trasmesso anche al figlio e ai nipoti come a Cristina, tutti bravi a disegnare. Racconta come sia sopravvissuto alla tribolazione della seconda guerra mondiale, dai banchi dell'Istituto d'Arte, per sfamarsi andava ad ornare le cappelle gentilizie. Sulle spalle tantissimi anni di servizio presso le scuole medie di Biancavilla Bronte e Adrano. Disponibile a trasmettere tutto il suo sapere, si pone volentieri al confronto con le nuove generazioni, spiega alla visitatrice la professoressa di arte e immagine Uccellatore Provvidenza e al giovane scultore Pier Manuel Maria Cartalemi (premiati in occasione delle celebrazioni del 150° dell'Unità d'Italia, con un encomio della Presidenza della Repubblica) come in tante occasioni, si sia prestato volontariamente, anche in corsi extrascolastici a trasmettere la sua eccezionale esperienza poliedrica ai giovani, tra cui l'allievo Angelo Zignale, disponibile a tramandare tutto. Con le sue grandi mani, ad una ad una, afferra le sculture bronzee, alcune realizzate a cera persa, altre più pesanti in bronzo pieno, altri in ceramica. Con l'interlocutore, il giovane scultore si diletta a parlare della tecnica della fusione e dell'esperienza in comune con il docente Giuseppe Raimondi dell'Univerrsità di Catania. Nell'album delle foto ricordo, scorrono le opere d'arte restaurate con successo, come il crocifisso di Bronte. Nel suo curriculum molte le adesioni a mostre in giro per il mondo. Racconta con più enfasi della sua affannosa ricerca, verso uno stile tutto suo. Ispirazione dettata dai secolari ulivi di Santa Maria di Licodia, ispirazione che via via negli anni si è sempre più raffinata. I  quadri sono una vera prelibatezza per gli intenditori, dai chiaro scuri a mano libera ai lavori in inchiostro di china. E poi quanta delicatezza negli affreschi in ceramica. Un unico denominatore comune li oltrepassa, per colui che stupito osserva, c'è una specie di pessimismo che pervade nelle sue opere, un espressionismo informale che richiamo nella mente quella sofferenza dell'uomo che avvolte sfocia anche nell'amore, nei colori nella luce, ma non c'è speranza. Il professore Carmelo Cozzo conferma, rispondendo con alcune delle sue poesie a rima ma drastiche, pungenti e pessimiste. Più lo si ascolta, più sembra di sentire in sottofondo la canzone di Alberto Forti la Sedia di Lillà. “Mi diceva delirando penso troppo al mio futuro, penso troppo e vivo male penso che fra pii d'un anno cambieranno i miei progetti, penso che fra un anno avrò nuove verità. Tu non farmi questo errore, vivi sempre nel momento cogli i fiori di lillà”. Ne ha per tutti, dai politici ai falsi amici traditori, non si risparmia neanche per i preti. Certo lui, Carmelo Cozzo ormai non più giovane è un autentico genio, con le sue virtù, debolezze sregolatezze come di tutti i geni incompresi. Saprà la sua terra, la sua Adrano riconoscerlo?

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