Emanuele BonannoCosa direbbe oggi del famoso reality show il Grande fratello, il signor Emanuele Bonanno? Lui un geniale, nobile saltimbanco, morto nel 1998, a 89 anni suonati. Che amava sapere tutto di tutti, e che era sicuramente un occhio indiscreto che guardava sornione su Paternò.
Ero piccolo, quando lo incontrai per la prima volta, mentre lui stava dietro il bancone del suo tabacchino. Quando le vecchie cucine non avevano il pizio elettrico, mia mamma a volte mi mandava a comprare i fiammiferi.

Senza pensarci troppo, con le poche lire in tasca, dal mio cortile scendevo lungo via Amore per affacciarmi a piazza Indipendenza. Spedito attraversavo la piazza, incurante del tabacchino della signorina Romano che era sicuramente più vicino, andavo dritto proprio da lui. Il signor Emanuele spesso era li, garbato con tutti mi passava la piccola scatola ed incassava le lire. Io come tutti i bambini curiosi, oltre ad essere attratto dai grossi occhiali neri, che portava sul naso ad aquilino, lo guardavo incuriosito, ma non capivo. In quell'uomo di sicuro, pensavo nella mia testolina c'è qualcosa di strano. Intanto fuori del tabacchino, nella piazza, cera sempre gente seduta a semi cerchio, che aspettava il ritorno in compagnia dell’eclettico signor Bonanno. Con affabile nostalgia fra i tanti amici sollecitati, oggi lo ricordano volentieri, con il professor Turi Ciccia. “Era sicuramente un uomo di raffinata cultura. manuele_bonanno_pCon lui si passavano ore liete, senza avere cura dello scorrere del tempo. Si stava piacevolmente fino oltre la mezza notte a chiacchierare, si arrivava sino all’alba e lui instancabile, aveva sempre qualcosa da raccontare, poi magari si proseguiva nel locale di Musumarra”. Ricorda che titolo di studio avesse il signor Bonanno? “la maturità classica.  Ma credo fosse iscritto anche all’università, in giurisprudenza. – dice il vecchio amico - Ma a lui non serviva a nulla il titolo, leggeva almeno due volte all’anno i Promessi Sposi. Si racconta, quando si ricandidò per gli esami di maturità classica, per aiutare un amico. Ebbene, in quella circostanza aiutò anche altri compagni della classe, dettando contemporaneamente sei tracce del tema.”   In giro si racconta pure, quando l’istituto Magistrale era nei locali della biblioteca comunale, in via Monastero, Emanuele Bonanno rintanato nella sacrestia della chiesa di Santa Barbara, si prodigava per gli amici. Infatti sono tanti quelli che dentro una briosch, hanno ricevuto una copia del tema. Era solito fare sei o sette componimenti, tutti diversi, senza parafrasare o uscire fuori tema. Già da piccolo, come lui stesso amava raccontare di se, non era uno stinco di santo. Spesso assaggiava le dolce carezze di suo papà.   “Era profondamente innamorato della storia delle famiglie nobili di Paternò sapeva tutti gli intrighi – racconta con pudore il professore Ciccia, sottraendosi ai particolari – oggi dopo anni della sua scomparsa, mi ricordo in particolare una sua frase; Quando i Tripi erano in galera, i Ciancio erano o trappitazzo. Viceversa quando i Ciancio erano in galera i Tripi erano o trappitazzo. Questo per indicare che a Paternò di nobiltà non cera nulla, se non solo la Famiglia Moncada .”  Una domanda indiscreta a cui non posso sottrarmi. Al signor Bonanno piaceva circondarsi di bella gioventù, bei maschi, sa di qualche giovane in particolare? “Si è vero, lui aveva delle attrazioni per qualcuno, ma solo quella, poiché era rispettoso dell’amicizia”.   Emanuele Bonanno sicuramente era un personaggio atipico, non conforme a nessun soggetto dei gironi Dantesci. Era solito preparare gli addobbi floreali nuziali, e il buche con profumata zagara, era un cattolico osservante, aveva come tutti i paternesi, profonda devozione per la Vergine Santa Barbara. Così anche per la festa della Santa Patrona, sistemava i fiori dell’altare. A Lei offriva una delicata orchidea viola il giorno della sua festa. Ma assai spartano, anche quando usciva fuori dalla tempio sacro, interpellato non esitava ad esprimere giudizi sottili, avvolte anche severi, senza mai gridare e soprattutto mai oltrepassare il confine oltraggioso della calunnia. Sono diverse le sfumature, ma il concetto è chiaro, di chi oggi ci racconta della bella vita di don Emanuele. Dopo una partita di calcio, alcuni giovinastri la notte lasciarono un paio di corna di bue dietro la porta del suo tabacchino. All’indomani il suo vicino l’avvocato (poi senatore) Nino La Russa, gli chiese conto, cosa fossero quelle cose, buttate li per terra. “Non lo so - rispose Bonanno – non ho fatto ancora i capelli caro avvocato Oliveri”.  Una chiara allusione sulla dubbia origine del famoso avvocato missino. Certamente manteneva vivo un angolo di Piazza Indipendenza, oggi non ci sono più personaggi come lui. Chissà se qualcuno un giorno poserà una lapide ricordo alla memoria. Era una divertente maschera. Anche in tempo di carnevale, non faceva mancare il suo contributo. Così facevan tutte. Gli piaceva vestirsi da dama, naturalmente primeggiando su tutti.

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