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Le SireneE' mio dovere consegnare alla Storia un'altra meravigliosa avventura, quasi una fiaba, confesso è stato difficile reperire informazioni. I personaggi sono veri, ai quali si possono affiancare personaggi degni di un romanzo d'altri tempi.
Dunque siamo arrivati al traguardo del lungo viaggio, abbiamo attraversato buona parte della storia di Paternò, conoscendola attraverso l'esperienza dei gruppi musicali, nati nel dopo guerra, come La Sam Band, The Seven in Armony a quelli spensierati e più scansonati, I Cicloni e I Nuovi Arconti e tanti altri.

 La città di Paternò con le sue band ha vissuto una pagina bellissima lunga più di trentanni, anni ruggenti allietati come già raccontato da maestri di musica come Domenico Sambataro,  Antonino Chiavetta. Non potevamo dimenticare Giuseppe Grasso cantante, compositore e l'animatore del gruppo le “Sirene”. La terra della musica e delle sirene è qui, sotto l'Etna, dove un quartetto interamente femminile, nato per gioco, unico nel suo genere rappresentava una novità, considerata l'epoca, gli inizi degli anni sessanta. Fu per molti anni una vera attrazione dei palcoscenici, girando quasi tutte le piazze più importanti dei paesi siciliani. Abbiamo detto, Paternò è terra di musica e anche delle brune del Simeto. Il maestro Giuseppe Grasso amava la musica, però non aveva frequentato il Conservatorio, aveva una sua tecnica per suonare molti strumenti. Suonava la fisarmonica e per le novene cantava, molti del circolo Combattenti di via Monastero ancora si ricordano. Lo studio dove si esercitava era nel bastione, dietro il monumento dei Caduti a piazza Santa Barbara. Un locale austero senza molte pretese, nulla a che vedere con un moderno locale attrezzato a sala audiofonica. Era conosciuta come la Scuola di avviamento musicale. I maschietti agli inizi degli anni sessanta, ci tenevano ad imparare presto, perché volevano suonare con la banda, in divisa, a far bella figura di se, sul palco della villa comunale. Per le ragazze spesso era il coro parrocchiale l'unico punto di riferimento. Per la rivoluzione del 68, bisognava aspettare ancora qualche anno,  l'emancipazione della donna era ancora tutta da venire. Tra gli allievi del maestro Grasso ci furono due sue nipote, Graziella e la più piccola  Alfina Paternò. La prima imparò a suonare la chitarra, l'altra era brava al pianoforte. Si aggregarono Rosa Caruso alla batteria. Suonavano e cantavano molto bene, ma in effetti mancava una che potesse cantare, e avere una bella voce. Ancora non tutti avevano in casa la televisione, ma la radio si, era un Fascette per autografoelettrodomestico diffuso in tutte le case. Nei cortili e lungo le vie del centro storico di Paternò, spesso durante i giorni di primavera, così come in questo periodo. La mattina, quando il sole era radioso, prima si mandavano i bambini a scuola, poi le donne, si apprestavano a fare le faccende di casa. Ascoltando la radio anche ad alto volume, compiacendosi canticchiavano sopra le canzoni imparandole senza uno spartito. Anche i passanti, che dalle note riconoscevano le canzoni e le voci dei cantanti, sorridenti proseguivano il passo. Allora bastava poco per essere più felici.
 La radio era anche un bel mobile completo di giradischi, le signorine tra la pulizia di una stanza, lo spolvero del corridoio, amavano sentire le canzoni, ammaliate dalle voci di Mina, Caterina Caselli, Leali e Orietta Berti, imparare in poco tempo le canzoni, era una cosa facile. Rosa Rapisarda già sposata, con una figlia di appena cinque anni e un'altra quasi in arrivo, lei che era ancora giovanissima, come tutte le mamme sognava, per la sua piccola, di farle imparare la musica. Un giorno portò la figlioletta a passeggio, passando dallo studio del maestro Grasso, si fermò ad ascoltare le amiche.  Non era andata li per curiosità, ma voleva con uno stratagemma inserire la figliola con gli altri bambini, ma la piccola Graziella non ne volle sapere. La più giovane del gruppo Alfina, suggerì all'amica Rosa, di accennare lei ad un motivetto, in modo che la figlioletta si lasciasse andare. La giovane mamma, senza lasciarsi pregare due volte, per gioco comincio a cantare una delle canzoni preferite, tante volte ascoltata alla radio; appena fece accenno alle prime parole, le amiche la seguirono, accompagnandola con gli strumenti, con naturalezza. L'intesa avvenne subito, tanto che dal fondo della stanza, dove il maestro era impegnato allo studio con altri ragazzi, aperta la tenda, quella che separava le due stanze, arrivò applaudendo. Nacquero così le Sirene. La signora Rosa Rapisarda, se pure già sposata con una bimba ed una in arrivo, trovò il felice consenso del marito Francesco Spitaleri, che da buon marito, accompagnò la moglie e il gruppo in tutte le sue turnè. Cominciarono a suonare nelle sale per i ricevimenti nuziali. L'arte è musica e passione, le quattro Sirene erano ben affiatate, a loro quattro, l'arte veniva facile, erano una grande esibizione per natura. Scalzati come pagliuzze la band dei Vulcanini, ben presto arrivarono i primi ingaggi per le feste di piazza, ovvio quando si tratta di forme anatomiche femminile, con l'aiuto della madre natura, tutte le strade si aprono “Una volta, - racconta la signora Rosa Spitaleri – cominciai a saccheggiare il ricco repertorio della famosa cantante Lolita, senza sapere che da li a poco, anche lei sarebbe salita sul palco. Nessuno, neanche l'impresario ci aveva informato. Dopo due ore di spettacolo, scendendo dal palco ci incrociammo con la cantante, nacque subito un alterco. Ricordo bene la gente non si accorse di nulla, ma veniva a sentire noi, perché era presa dalla novità del gruppo, interamente femminile.” Dopo gli anni cinquanta, la città di Paternò era una fucina di artisti, Marcella Bella, il maestro Lombardo e il famoso gruppo catanese dei  Beens, venivano a provare a Paternò. Le Sirene dal canto loro, non si sono mai esibite in piazza a Paternò, ma cominciavano a farsi strada molto apprezzare dal pubblico, più fuori che dentro le mura amiche. Ad un certo punto bisognava fare il salto di qualità. Non bastava più essere l'attrazione della serata, o aprire le serate per i grandi gruppi come ai Nomadi o ad altri artisti, bisognava studiare ed impegnarsi per poter arrivare anche a Sanremo. “A Cefalù partecipammo ad un concorso – continua a raccontare la Signora Rosa Spitaleri, oggi nonna felice – ricorda che tra i giurati c'erano Rina Roca,  Alberto Lupo, il maestro Di Martino e tanti nomi famosi. Quando dovevamo iniziare il pezzo, per ben due volte, non siamo riusciti a partire con quell'armonia e sintonia di cui eravamo già padroni. L'emozione, ci giocò con un brutto scherzo. Superare quel concorso regionale poteva essere per le Sirene di Paternò il trampolino di lancio verso alti lidi, non superammo il concorso ma ricevemmo lo stesso gli apprezzamenti della giuria i quali ci avevano sentito durante le prove”. La parabola fortuna delle Sirene finì presto, alla musica furono anteposte gli impegni di famiglia. Un fardello che spesso pesa ancora oggi solo sopra le donne, le quali devono rinunciare alla carriera. Come sempre nella vita bisogna fare delle scelte, le brune Sirene hanno scelto la famiglia. Oggi la signora Rosa Rapisarda vedova Spitaleri di quel mondo patinato non rimpiange nulla,  ha conservato l'ebrezza del successo, conservandosi giovane, sopratutto nello spirito, e poi, per aver trasmesso alla figlia e alle nipote il piacere del canto. Alla storia bisogna deporre la cruda verità, la fiaba delle Sirene se pur breve, si interruppe all'improvviso. Il maestro Giuseppe Grasso se pure non più giovane si innamorò pazzamente della nipote più grande, quell'amore fu corrisposto dalla giovane cantante, ma non fu accettato dai familiari. Questo impedì al gruppo di continuare a cantare ed all'improvvisò le sirene sparirono nell'oblio.


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