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radio_zeta_staffPrima che il computer, prima che internet irrompesse sulla vita quotidiana di ognuno di noi, impazzava un'altra moda una vera epidemia, era la radio libera. Erano gli anni 70 poco più di trentanni fa, quando cominciarono a proliferare le radio libere, le radio di quartiere. Era una vera epidemia, non si riusciva più a far a meno della radio e la sua musica, entrava in ogni casa,  si portava ovunque il piccolo elettrodomestico per ascoltare musica leggera, anche la notte. La radio trasmetteva ogni genere di musica, era appunto libera senza quei rigorosi palinsesti che la radio di Stato osservava scrupolosamente.  “I programmi” così chiamati,  non avevano nulla di programmato. Quello che andava per la maggiore era il programma delle dediche e richieste, affollato da dediche fatte in diretta radio. Poi immancabile il programma dei quiz. Naturalmente per tenere impegnati, quanti più ascoltatori possibili.

Le SireneE' mio dovere consegnare alla Storia un'altra meravigliosa avventura, quasi una fiaba, confesso è stato difficile reperire informazioni. I personaggi sono veri, ai quali si possono affiancare personaggi degni di un romanzo d'altri tempi.
Dunque siamo arrivati al traguardo del lungo viaggio, abbiamo attraversato buona parte della storia di Paternò, conoscendola attraverso l'esperienza dei gruppi musicali, nati nel dopo guerra, come La Sam Band, The Seven in Armony a quelli spensierati e più scansonati, I Cicloni e I Nuovi Arconti e tanti altri.

The Seven in ArmonyE' molto difficile poter raccontare dettagliatamente la lunga vita del complesso musicale The five in Armony. Per alcuni dei suoi protagonisti, è pure una bella fiaba, iniziata poco più di ottanta anni fa. Attraverso le foto dell'archivio fotografico del maestro Antonio Chiavetta, gelosamente conservate da Fernanado Tattareso, possiamo continuare a raccontare le avventure  del complesso musicale, più famoso che i paternesi ancora oggi ricordano volentieri. La piccola Orchestra cambiò spesso alcuni dei suoi orchestrali, dopo l'uscita del maestro Mimmo Sambataro, andò via Nunzio Ortisi, anche lo stesso Giuseppe Longo, un po per la sua età non più giovane, fu costretto a lasciare il gruppo, preferendo dedicarsi al suo lavoro, il barbiere, sicuramente meno faticoso, anziché peregrinare fino a tarda ora con l'orchestra. Fu così che il maestro Antonio Chiavetta, aprì il suo gruppo a vari musicisti che si aggiungevano per brevi periodi come il celebre chitarrista Giovanni Pecora .

arconti_pQuando la play station non esisteva ancora, quando certi vizi, erano stravaganze solo per pochi farabutti, quando invece la genuinità dei giovani, era un elemento comune. Allora si, era più facile scoprire nei giovani, molti talenti, più che nei giovani di oggi. Infatti sono molti i giovinastri del nuovo millennio, con la testa vuota, vuoti dentro e sopratutto privi di sani valori. Mi domando: Quanto sono lontani questi giovani, dai figli dei fiori, da quei ragazzi che nel lontano 1968 al largo delle coste inglesi, nell'isola di Wight diedero il via al movimento degli hippy, alla rivoluzione sociale e culturale del 68? Chi ricorda il ritornello cantato dai Dik dik  “Sai cos'è l'isola di Wight, è per noi l'isola di chi ha gli occhi blu della gioventù, di chi canta hippy hippy, hippy hippy.” apre un mondo sconfinato di opinioni.

 

the five in armonyE' molto difficile poter raccontare dettagliatamente la lunga vita del complesso musicale The five in Armony. Per alcuni dei suoi protagonisti, è pure una bella fiaba, iniziata poco più di ottanta anni fa. Attraverso le foto dell'archivio fotografico del maestro Antonio Chiavetta, gelosamente conservate da Fernanado Tattareso, possiamo continuare a raccontare le avventure  del complesso musicale, più famoso che i paternesi ancora oggi ricordano volentieri. La piccola Orchestra cambiò spesso alcuni dei suoi orchestrali, dopo l'uscita del maestro Mimmo Sambataro, andò via Nunzio Ortisi, anche lo stesso Giuseppe Longo, un po per la sua età non più giovane, fu costretto a lasciare il gruppo, preferendo dedicarsi al suo lavoro, il barbiere, sicuramente meno faticoso, anziché peregrinare fino a tarda ora con l'orchestra. Fu così che il maestro Antonio Chiavetta, aprì il suo gruppo a vari musicisti che si aggiungevano per brevi periodi come il celebre chitarrista Giovanni Pecora . Anche il simpatico figlioccio Sebastiano Anicito, lasciò il gruppo e Paternò, l'età giovane lo portava a seguire le tracce della nuova musica arrivata da oltre oceano, con l'arrivo degli americani. Ebbe la fortuna di raggiungere i paesi scandinavi. Dopo aver chiesto il permesso al maestro, decise di accettare un ingaggio, inizialmente per soli sei mesi, poi prolungati per quasi vent'anni.

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