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 Ci sono usi e costumi dei bei tempi passati, che la società moderna guarda con sospetto e anche molta diffidenza.
Attingendo ancora ai ricordi dell’infanzia, con il prezioso contributo dell’eclettico Ciccio Sammartino, incontrato nelle sconfinate vie internaute, ci è piaciuto fare un triplice tuffo nei comuni ricordi, come in un sogno di mezza estate, utilizzando con piacere, i mezzi che la modernità ci mette a disposizione, senza però rinnegare le esperienze del passato.
Proprio nei mesi estivi, quando la calura sale, la gente è più propensa ad incontri piacevoli con il vicinato, cercando di sfuggire alla canicola, facendosi compagnia fino a tarda ora. Era questo un motivo, per cui da piccolo stavo volentieri con la mamma i parenti e i vicini, che si favorivano in tutto, spesso però, era il cucito il comune denominatore delle donne. Solo a tarda sera, dalla campagna rientravano i papà.

famiglia_sambataropNegli spazi segreti, nell'archivio della memoria, come nebbia al porto che offusca l'orizzonte,  il tempo corre inesorabile ormai lontano, sbiadendo i ricordi. Non più confusa nella nebbia, riemerge la storia di una laboriosa famiglia paternese, quella di Domenico Sambataro u curdaru. Perchè raccontare oggi questa storia? Forse perché agli inizi del secolo scorso, vi erano molti disperati a pancia vuota? E ora, stiamo tornando indietro? Molti sono i motivi che mi inducono a scrive di questa famiglia. In ordine, per questioni affettive. Favorire la memoria delle nuove generazioni, che non sanno quando a Paternò vi era una fiorente produzione di corde.Chiunque si è trovato a visitare la città di Archimede, quando si giungeva nella latomia del Paradiso, prima della chiusura per motivi di sicurezza, si ritrovava nella famosa grotta dei cordai, dove anticamente i siracusani sin dal XVIII secolo facevano le corde. Una viva testimonianza dai due volti, quella di uomini disperati e appassionati, che per vivere tessevano le corde da vendere ai marinai.

Le SireneE' mio dovere consegnare alla Storia un'altra meravigliosa avventura, quasi una fiaba, confesso è stato difficile reperire informazioni. I personaggi sono veri, ai quali si possono affiancare personaggi degni di un romanzo d'altri tempi.
Dunque siamo arrivati al traguardo del lungo viaggio, abbiamo attraversato buona parte della storia di Paternò, conoscendola attraverso l'esperienza dei gruppi musicali, nati nel dopo guerra, come La Sam Band, The Seven in Armony a quelli spensierati e più scansonati, I Cicloni e I Nuovi Arconti e tanti altri.

radio_zeta_staffPrima che il computer, prima che internet irrompesse sulla vita quotidiana di ognuno di noi, impazzava un'altra moda una vera epidemia, era la radio libera. Erano gli anni 70 poco più di trentanni fa, quando cominciarono a proliferare le radio libere, le radio di quartiere. Era una vera epidemia, non si riusciva più a far a meno della radio e la sua musica, entrava in ogni casa,  si portava ovunque il piccolo elettrodomestico per ascoltare musica leggera, anche la notte. La radio trasmetteva ogni genere di musica, era appunto libera senza quei rigorosi palinsesti che la radio di Stato osservava scrupolosamente.  “I programmi” così chiamati,  non avevano nulla di programmato. Quello che andava per la maggiore era il programma delle dediche e richieste, affollato da dediche fatte in diretta radio. Poi immancabile il programma dei quiz. Naturalmente per tenere impegnati, quanti più ascoltatori possibili.

arconti_pQuando la play station non esisteva ancora, quando certi vizi, erano stravaganze solo per pochi farabutti, quando invece la genuinità dei giovani, era un elemento comune. Allora si, era più facile scoprire nei giovani, molti talenti, più che nei giovani di oggi. Infatti sono molti i giovinastri del nuovo millennio, con la testa vuota, vuoti dentro e sopratutto privi di sani valori. Mi domando: Quanto sono lontani questi giovani, dai figli dei fiori, da quei ragazzi che nel lontano 1968 al largo delle coste inglesi, nell'isola di Wight diedero il via al movimento degli hippy, alla rivoluzione sociale e culturale del 68? Chi ricorda il ritornello cantato dai Dik dik  “Sai cos'è l'isola di Wight, è per noi l'isola di chi ha gli occhi blu della gioventù, di chi canta hippy hippy, hippy hippy.” apre un mondo sconfinato di opinioni.

 

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