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Nell'anniversario della scomparsa (12/11/2010) del Senatore Barbaro Lo Giudice, riproponiamo un articolo pubblicato nei giorni successivi alla sua dipartita. Sicuri di fare cosa gradita ai figli e a molti paternesi, che molto hanno stimato quest'uomo, di grande spessore politico.  
Senatore Barbaro Lo GiudiceCi sono esponenti politici che hanno lasciato il loro solco, un segno indelebile nella storia di una città. Personaggi che hanno resistito all’oblìo,personalità, come nel caso di Barbaro Lo Giudice, che ad esempioPaternò non potrà dimenticare mai. Oltre ogni luogo comune che in tempi come questi bollano i rappresentanti delle istituzioni come modesti se non mediocri. Nel caso di Lo Giudice, si può invece dire senza alcun dubbio, che si trattava di un esponente politico di raro spessore. E’ ancora forte il dolore per la perdita del senatore Barbaro Lo Giudice, ed è doveroso pertanto ripercorrerne la figura illustre e indimenticabile che ha rappresentato per questa città. L’annuncio alla cittadinanza della perdita è sottolineata da due manifesti funerari: il primo dei Democratici Cristiani e i cittadini grati, in nome dell’onestà; il secondo, ad opera del primo cittadino e dell'amministrazione comunale tutta di oggi, partecipi al dolore della famiglia Lo Giudice. Entrambi a ricordare la scomparsa del senatore, il suo grande impegno politico profuso durante la sua vita nell'interesse della sua amata Paterno'. Ma chi era davvero Lo Giudice per chi non lo ha visto operare?

Chiavetta e una vita sempre in musica

Maestro Antonio ChiavettaLa cenere eruttata dal vulcano islandese, dei giorni scorsi, ha creato molti problemi alla viabilità aerea dell'intero continente europeo(articolo pubblicato il 25 aprile del 2010). Un certo eurodeputato leghista, l'avvocato Mario Borghezio a sessanta anni suonati, alla sua terza legislatura in Europa, in una trasmissione satirica, ha manifestato il disagio della gente, e quindi quello suo, nel non poter recarsi all'Europarlamento. Ha esordito dicendo "Vesuvio e Etna siete a sciopero?" Una disgustosa espressione, detta a pochi giorni della 25 aprile, riapre nell'animo molte ferite, apparentemente emarginate.

GiornaleIl personaggio che scoprirete ora, merita molta attenzione a anche tanta ammirazione. Personalmente non lo conoscevo, e mai avevo sentito parlare di lui, ho avuto la possibilità di apprendere molte cose, dal racconto che di lui mi faceva puntigliosamente il geometra Sebastiano Garifoli. Era un suo impegno cercare di risvegliare la memoria dei paternesi, per dare il giusto tributo al genio dell'ingegnere Nino Ciancitto. In parte l'operazione è riuscita, molti suoi coetanei si sono ricordati di questo illustre paternese, ma gli amministratori, a cui mi sono rivolto per l'intitolazione di una nuova via sono rimasti sordi... Nel centenario della sensazionale scoperta di Guglielmo Marconi, mi piace ricordare un paternese ench’egli un inventore, ma dimenticato dalla cronaca e soprattutto dimenticato dalla sua città.

Professore Domenico CiravoloTutta colpa dei papà. I figli, dicevano con autorevolezza i papà, bisogna mandarli a scuola dal maestro Ciravolo, perché lui era il migliore. Questa mentalità diffusa tra i genitori, andava in voga tra gli anni sessanta e settanta. Ma lui Domenico Ciravolo, amava insegnare con passione, come era solito fare, al resto dava poca importanza, e soprattutto non chiedeva la carta di identità dei genitori. Ecco perché le sue classi, palesemente composte di soli maschi, come la moda del tempo imponeva, era facile incontrare figli di contadini, e quelli di professionisti. Gli ultimi suoi alunni, alcuni affermati professionisti, oggi quarantottenni, lo ricordano ancora con molto affetto. Raggiunta l’età del pensionamento, lasciò la scuola a malincuore nel giugno del 1975. Oggi nella scuola moderna tutto è cambiato, i ragazzi naturalmente ma anche gli insegnati. Molti insegnati occupano quel ruolo solo per un lavoro e non più per mera passione, o addirittura per assolvere ad una missione, come invece asseriva il maestro Ciravolo. Visse gli anni duri delle due guerre, nacque nel gennaio del 1911. Nel periodo della seconda guerra, indossò la divisa di ufficiale dell’Esercito perché laureato.

Totuccio BottinoQuesto giornale non era nato, quando Totuccio Bottino passo a miglior vita. Con molto dispiacere nel numero del 13 febbraio del 2000, Carmelo Ciccia volle ricordare Bottino come un “Grande personaggio, una vita dedicata allo spettacolo e allo sport senza ricevere le giuste gratificazioni”: Poi quasi un anno dopo, arrivò la giusta riconoscenza, la dedica del nascente parco sportivo in viale dei Platani (ancora incompiuto), dedicato a Totuccio Bottino. Personalmente credo non basti. Dopo 18 anni dalla sua scomparsa, con affetto lo vogliamo ricordare, pur consapevoli che sono in molti, le nuove generazioni, che pur recandosi a giocare su quel terreno, non sanno o sconoscono del tutto, chi fosse Totuccio Bottino. Era un uomo che lottava per difendere i diritti dei giovani e dei ragazzi, che credeva nel valore educativo e socializzante dello sport. Sport, come sano impiego del tempo libero. Lottava in prima linea, senza mai tralasciare l’approfondimento e la propositività con gli altri organi, anche istituzionali, preposti alle tematiche politiche sportivo/giovanili. Già negli anni ’60 intratteneva corrispondenza e relazioni con il ministero della P. Istruzione e con i vertici del CONI, proponendo l’ingresso dello sport nella scuola attraverso i tecnici specializzati, come oggi di fatto è. Di tali tematiche è stato pioniere e precursore, infatti gli organi sopraccitati risposero che le sue idee erano ottime ma non attuabili, in quanto i tempi non erano ancora maturi. Precursore anche quando sosteneva che il Mister calcistico, dovesse essere affiancato da una equipe socio – psico-pedagogica, a lui, infatti, interessava la valorizzazione della persona umana in maniera sana e positiva.

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