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Avvocato OrlandoLa dialettica di questi ultimi anni a proposito della chiusura del traffico veicolare su Via Vittorio Emanuele, quale fonte di sventura, per i commercianti della zona. Ha molti elementi in comune, ad un’altra polemica di molti anni addietro. Quando fu spostata la sede municipale da Piazza della Regione, dislocata nell’attuale sede nel moderno quartiere Ardizzone. E di conseguenza furono spostati i locali della pretura, da Via Roma furono portati nella sede di piazza della Regione. Per molto tempo si disse che un’ombra di morte stava per calare sulla dinamica piazza Indipendenza. Prima piena di vita anche a tarda notte, dopo questi due importanti traslochi, la vita della piazza, quasi all’improvviso cambiò. Divenne un comune snodo veicolare. Infatti la piazza, il salotto cittadino, a quei tempi oltre ad ospitare le grandi manifestazione di popolo, era vissuta sopratutto quotidianamente da personaggi goliardici. L’avvocato penalista Giochino Orlando, era un assiduo utente della piazza. Personalmente lo ricordo quando da scolaro, mingherlino ma già allora con occhi vispi e curiosi, andavo a comprare qualche quaderno nella cartolibreria del signor Minatolo. Rimanevo colpito dalla stazza di quell’omone, dalla voce possente e rauca. Rimaneva girato di spalle a leggere il giornale, ma se lo incuriosiva la persona che entrava in cartoleria, non esitava ad entrare in confidenza. “Criato” sbottava a tutti.

Ernesto FillorumIn piena esplosione della comunicazione, sembra assurdo pensare che un uomo dalle immense qualità, un genio della musica possa vivere nella solitudine lontano della gloria. Il musicista Ernesto Fillorum è stato uno di questi. Viene difficile oggi, mettere al riparo della gente comune e soprattutto di quelli più vicini, le proprie abitudini, e naturalmente i difetti. Ancora più difficile è mostrare agli altri le proprie virtù. Com’è vero il detto “Vizi privati e pubbliche virtù”. Ma ad Ernesto, non è andata bene ne’ nel primo, che nel secondo caso. Primo di quattro figli, nacque l’11 febbraio del 1933, assai lontano dalla prima apparizione della Madonna a Lourdes, questa coincidenza certamente lo legò affettivamente a un amore particolare, grande, per sua mamma. Nel ricordarlo il fratello Carmelo, oggi si commuove: “Era più grande di me, essendo lui il primo dei figli. Non ricordo nulla della sua infanzia, ma è proprio vero, lui era molto legato a nostra mamma. Anche fra noi due c’era una buona sintonia, assai rara nei fratelli, forse perché entrambi avevamo nel sangue la musica”. Sì, quello strano modo di comunicare con gli altri, la musica; quella che genera la pulsazione di coloro che non distolgono gli occhi dal pentagramma, per mettersi a riparo dalle emozioni. Ernesto da piccolo studiò a Paternò con il maestro Bellia, continuo’ gli studi a Catania, imparando a suonare svariati tipi di strumenti a fiato e a corde. Come tutti i giovani ventenni, fu chiamato al servizio militare di leva. Arruolato nell’Esercito, svolse servizio a Roma, dove fece parte della banda musicale, suonando il Sax. Fillorum prediligeva sia il sax tenore che contralto.

Ciccio CapizziTra la gente comune nasce e spesso si confonde, un genio. Figlio della madre natura, assai capricciosa, perchè ai nobili o ricchi, nega il sopraumano talento. La vita di Ciccio Capizzi non è facile da raccontare, non è certamente un classico romanzo come i Promessi Sposi o L’Orlando Furioso. Merita comunque, di essere studiato e conservato, nella galleria dei personaggi famosi, della nostra città. Mi viene in mente un grande commediografo greco Aristofane. La commedia di Aristofane, giudicata nel tempo in modo vario e contraddittorio. Anzi, si è arrivati persino alla negazione della sua geniale poesia, in nome della morale, per la considerazione errata, che il buffonesco, sia per molti, un genere di espressione inferiore. In tempi più recenti vittime Totò, Franco Franchi o tanti altri artisti rimasti sconosciuti. Capizzi era sicuramente un personaggio da palcoscenico, un vero mattatore. Si dedicava a dare vita a personaggi anticonformisti, con intendimenti caratteriali forse polemici, con grande capacità di trasfigurazioni fantastiche a volte sorprendenti. Appariva con la barba rasata o folta, ma ben curata. Ora nelle sembianze di Ercole, Spartaco, o il pupo siciliano. Capizzi, non immune ai comuni difetti degli uomini, però aveva la gioia di vivere con vigore, lo ha fatto fino a quanto ha avuto la

Mario Stabile e Gianni RiveraTalent scout. Oggi si direbbe così di Mario Sebastiano Stabile, scopritore di talenti. Nessuno ci obbliga ad osservare la par condicio, ma dopo aver scritto di un interista eccezionale, era opportuno parlare di un grande tifoso del Milan. A cinque anni dalla sua scomparsa, non si può che parlarne, del signor Stabile, anzi bisognerebbe “fare” qualcosa, dedicargli una via, un impianto sportivo, o il minimo che si può fare, è dedicargli un torneo di calcio. Anche se Mario Stabile non amava solo il calcio, ma era uno sportivo tutto tondo. Nato nel 1938 appassionato di motociclette, trovò lavoro facendo il meccanico di moto. Fu l’imprenditore Rendo a offrigli il primo vero impiego come corriere, per la distribuzione in tutta la Sicilia, di pezzi meccanici. Si sposò con la giovane Maria Virgillito, dalla loro unione nacquero cinque figli. “E’ vero lo sport, il calcio in particolare, era tutto per lui – racconta il figlio Roberto –, agli occhi della gente può sembrare che mio padre  fosse solo un giramondo. Invece tutte le domeniche, o nelle giornate di festa, ci voleva tutti insieme a tavola. Amava circondarsi con tutti i suoi figli e nipoti, guai se qualcuno saltava l’appuntamento domenicale.

Le arance una volta erano merce preziosa, sapete anche della buccia si faceva un gran commercio. Ricordo i miei nonni e anche mia mamma attentissimi, sbucciavano il frutto con cura, la scorcia veniva a forma ellittica, recuperata interamente. Poi si metteva ad essiccare al sole, sulle tegole in terrazza o appese sui gradini delle scale di legno a venti gradini, che tutti tenevano a casa. Quando il sole si faceva più caldo, le bucce già belle toste si vendevano a don Giovanni. Girava per le vie e i cortili del centro storico, si faceva accompagnare da due baldi giovani, che lo aiutavano a portare i grossi sacchi di iuta, pieni di bucce secche. La compravendita era veloce, poche lire per kilo, era tanto se si guadagnavano cento lire. Era tutto il resto che si bloccava, ad ogni fermata, si apriva il teatrino. Uno di quei giovani era Carluccio Mammana con il fratello.

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