Abbiamo 317 visitatori e nessun utente online

In qualsiasi comunità del mondo, nulla e nessuno può fermare il fermento del chiacchiericcio che nasce dalla vita comune. In altre parole, nessuno riesce ad esimersi di fare “u curtighiu”. Si diceva una volta che tutto si metteva in piazza, oggi invece tutto è più facile, va sulla rete. Gli argomenti che trovano più successo, manco a dirlo, sono i gossip che nell’era moderna coinvolgono soprattutto i vip. Le chiacchiere hanno in se l’indole del dinamismo, sono veloci, spesso accompagnano la gente, anche dopo morte. Per fortuna molti di noi tende a dimenticare soprattutto le maldicenze. Però dimenticando si rischia di perdere anche quei contributi, spesso belli appassionati di quanti hanno vissuto la città, lasciandoci segni forse insignificanti, ma autentici.

Quando si parla di grandi personaggi della storia, o che hanno contribuito a cambiare il corso della storia, si riempiono libri, volumi pieni zeppi. Quando si incrociano personaggi che avrebbero potuto  fare qualcosa di importante, ma che per un dispetto della natura, non sono riusciti ad affermarsi, si  scrive poco o al massimo, si dice una persona, con un destino in cui tutto è stato promesso e nulla è stato mantenuto. Altre volte ho raccontato, del salone da barba di mussu storto (Giuseppe Longo), nelle parte bassa di via Vittorio Emanuele e delle persone che lo frequentavano. Questa volta ci spostiamo più sù, per  parlare di un titolare di farmacia, Vincenzo Valenti che aveva la sua farmacia in via Vittorio Emanuele 245, quella che ora è la farmacia della dottoressa Galluzzo. Per tanti anni quel posto oltre ad essere frequentato dai clienti per cambiare una ricetta, era anche un posto di ritrovo per molti amici.  Vincenzo nato nel luglio del 1901, da Mario Valenti e Maria Conti, rimane figlio unico. Abitava in via Libertà, quasi a fianco la casa dell'allora sindaco Gaetano Pulvirenti. 

Brutta, triste e perduta, così appare Paternò oggi, dopo 12 anni trascorsi, del nuovo millennio. Se ci può consolare, forse non sarà per sempre così, a meno che, rivoltandoci indietro, riusciremo ad imperare a vivere, imitando uomini del passato. Quelli molto comuni tra loro, per la loro semplicità, caparbietà, laboriosità ma autentici. Ritorniamo a parlare della piccola Paternò del dopo guerra, della ricostruzione, quando con passi da giganti, diventa una gran bella cittadina.
Una mattina a pochi giorni dall'inizio della quindicina in onore a Santa Barbara, siamo nel novembre del 1943, don Salvatore Costa sorvegliava la sua chiesa. La bella e stupenda chiesa di Santa Barbara, dove lui era felicemente parroco, malgrado a quei tempi mancava di tutto, si mangiava razionato con la tessera. La porta centrale della chiesa, era aperta per i devoti, sin dal mattino presto, ma dalla piazza arrivavano i frastuoni di gente in tumulto. Infatti nei pressi di palazzo Alessi (allora) sede del municipio, si muoveva qualcosa di insolito, la gente affamata saccheggiò gli uffici. Un vigile nel vano tentativo di arrestare la folla, sparò, scaricando tutto il caricatore, ma per fortuna solo un ragazzo rimase ferito. A quel punto la gente inferocita si scagliò contro quel vigile, che fece giusto in tempo a scappare.

Quante volte leggendo un libro, non tutto è di nostro gradimento, però quando si arriva nella parte conclusiva, condividiamo parola per parola. Nelle ultime pagine ci immergiamo nella lettura, appassiona ci intriga, quasi a volerne ancora prolungare la fine. Ci scatena la fantasia per tutto quello che poteva essere e invece non è. Sarà per quelle pagine che ci piacciono, da cui ci riscattiamo il godimento dell'intero romanzo. La storia, anzi la vita del signor Festa Gerald è come uno di quei romanzi, dall'inizio squallido, ma dal finale eroico e appassionante.

Nelle città antiche, per esempio in quelle dei romani e prima ancora in quelle dei greci, nelle piazze nei luoghi pubblici, ma anche nelle case, cerano sempre delle statue. Alcune raffiguravano gli dei del tempo, altri rappresentavano personaggi importanti, per esempio personaggi contemporanei come l'imperatore Giulio Cesare, o i senatori i filosofi. Opere d'arte in marmo o bronzo, magnifiche presenze silenziose, che stavano a rappresentare ognuno la propria fama.  La scultura in assenza della televisione e della rete cibernetica, certamente aveva un ruolo importante nella vita di una comunità. Nei tempi più moderni, il modo di far parlare di se è cambiato, anzi è cambiato tutto il mondo.  Alcuni dei personaggi che abbiamo ricordato in questa rubrica, dopo anni dalla loro scomparsa, sono per la nostra Paternò personaggi silenziosi, ma in qualche modo,  hanno tracciato un solco, facilmente riconoscibile, ma che non rimarrà scoperto ancora per molto tempo. 

Eventi in Sicilia

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull'utilizzo del sito stesso. Vengono utilizzati cookie tecnici e di terze parti . E' possibile conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l'uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.