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Rimandata più volte la collocazione, finalmente hanno trovato posto le ultime sculture in pietra lavica, posate sabato scorso nella centralissima via Roma a Belpasso. Tra le cento sculture, che oggi occupano i marciapiedi e gli spazi di Belpasso, tutte opere uniche anche molto belle ma leggibili con il linguaggio d’arte moderna. Quella che più di tutti ha interessato l’attenzione dei belpassesi, è la scultura realizzata dal giovane scultore paternese Pier Manuel Maria Cartalemi, posta sabato mattina ai piedi della Chiesa Madre, la quale ritrae una imponente immagine di Santa Lucia avvolta dalle ali della Fenice. L’artista paternese lo scorso agosto, in collaborazione con l’amministrazione comunale e il comitato di quartiere, aveva realizzato per la città di Belpasso un’altra opera, la Madonna delle Grazie collocata in piazza S. Antonio proprio ad inizio del triduo, in onore alla Madre Celeste. Non c’è due senza tre, dopo quella della Madonna ora la bellissima opera dedicata a Santa Lucia, manca una scultura da dedicare al Cristo, Pastore della Chiesa, per meglio chiudere il trittico.

La città di Belpasso, la scacchiera come molti definiscono la piccola comunità posta sul groppone dell’Etna, ha sotto il suolo una ricchezza inestimabile, la pietra lavica. Le maestranze locali, utilizzando questo materiale povero, nel tempo hanno reso famosa Belpasso, con opere uniche al mondo. Tra questi i fratelli Grasso, raccogliendo l’eredità del padre, in contrada Timpa Di Pero hanno realizzato e consolidato una realtà famosa a livello mondiale. In sinergia con l’attuale amministrazione comunale e l’Università di Catania, ha offerto a molti artisti locali, lo spazio e la materia per realizzare il simposio delle cento sculture, opere uniche esposte a Belpasso.
La scultura realizzata dall’artista Pier Manuel Cartalemi è a tecnica mista, con l’applicazione di intagli di pietra lavica ceramizzata. Tra le cento sculture già realizzate è la prima scultura che rappresenta le molteplici possibilità di uso e impiego della pietra lavica ceramizzata.

E’ giusto far sapere a qualche improvvido bizzoco, o sterile oppositore politico, qual’ora c’è ne fossero ancora in giro, che la scultura esiste sin dal paleolitico. Le prime forme di scultura sono state realizzate su materiali deperibili, eccezione fatta per quelle sculture ben conservate, fortunosamente arrivate sino a noi, il quale ci hanno permesso di conoscerle e studiarle, oggi conservati nei musei. L’argilla, la cera i metalli, il marmo sono stati tra i materiali pregiati utilizzati sin dall’antichità. Con lo sviluppo delle grandi civiltà, i materiali d’impiego per le sculture si sono moltiplicati, nei tempi moderni, e dopo il XX secolo, oltre alla plastica anche la pietra ha ritrovato nuovo impiego, grazie alla tecnica mista, specie la pietra lavica ceramizzata. Un modello contemporaneo è il maestro ceramista Barbaro Messina famoso in tutto il mondo, annoverato come “bene vivente dell’Unesco”, direttore della scuola professionale di Nicolosi, il quale può senz’altro considerarsi il padre della tecnica di ceramizzazzione della pietra lavica.

Quando i cittadini del mondo, attraverseranno la via principale, visitando Belpasso, oltre ad avere una visione sublime del vulcano, l’Etna, potranno anche ammirare tutte le sculture ma sapere che dalla pietra si possono realizzare opere stupende, anche colorate.
In silenzio, senza grandi fasti, appunto rispettosi del silenzio come comanda il rito della settimana Santa, ma anche come sorpresa da far trovare nell’uovo di Pasqua, il primo cittadino Carlo Caputo a nome della sua amministrazione, a conclusione del suo secondo mandato ha voluto donare ai suoi concittadini una scultura che fosse significativa, come egli stesso dice; “Ho iniziato il mio mandato donando a nome della città la Palma per il simulacro di S. Lucia, lo concludo con questa scultura realizzata da abili mani. Sappiamo quanto i belpassesi siano legati alla giovane Martire, la Fenice simboleggia l’abbraccio della comunità verso la patrona”.


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