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Molti sono i toponimi, le testimonianze storiche e i reperti subfossili che evocano la presenza del maestoso Cervo in Sicilia, e non poche le fonti che ne documentano gli spostamenti tra l‘isola e il continente: ma su tutti dominano i Monti Nebrodi, perché questa catena prolungamento geologico  dell’Appennino calcareo deve il proprio nome appunto al termine greco νεβρός (=nebros), che significa cerbiatto. E non sarà per caso che oggi un piccolo gruppo di “visionari”, che ama la Sicilia al punto da voler rilanciare la sua immagine a livello internazionale, sta studiando la possibilità di far ritornare prossimamente il Cervo nell’isola, iniziando proprio dai Monti Nebrodi. In prima linea l’attuale Amministrazione Comunale di Cesarò, d’intesa con il referente del Comitato Parchi Carmelo Nicoloso, nel quadro della proficua collaborazione già in corso con l’Ente Parco. Si tratta di un progetto di grande rilievo culturale, naturalistico e socio-economico: una vera e propria “missione” di civiltà a favore del ritorno della vita un tempo scomparsa, di profondo significato sul piano etico ed ecologico.

L’Operazione Cervo appare oggi quanto mai opportuna per il Parco dei Nebrodi, rappresentando un formidabile attrattore eco-turistico, un esempio di buona conduzione ambientale e un forte messaggio di ricostituzione della vita selvatica nelle foreste e nelle montagne un tempo troppo sfruttate, e oggi finalmente protette.
La reintroduzione degli Ungulati nell’Appennino centro-meridionale, che venne attuata con grande successo negli anni Settanta nel Parco Nazionale d’Abruzzo, costituisce un’ottima esperienza di base da studiare, seguire e imitare per favorire in ogni modo il ritorno del Cervo anche in Sicilia, suggerendo peraltro di dividere l’Operazione in due fasi ben distinte: anzitutto la creazione di un Centro Natura con Area Faunistica del Cervo a Cesarò, e poi la eventuale progressiva reimmissione dell’Ungulato nel territorio dei Monti Nebrodi.


L’Area Faunistica, una struttura ideata e sviluppata per la prima volta nel Parco d’Abruzzo, costituisce senza dubbio, insieme al Centro Natura dedicato al Cervo, il primo passo indispensabile per far conoscere da vicino a tutti lo splendido animale, suscitare curiosità ed entusiasmo, attirare appassionati e fotografi, restituire identità e memoria del passato. Chi non conosce l’Area del Lupo a Civitella Alfedena, vero motore del successo del turismo naturalistico, prima ancora che nascesse in Italia la fiorente attività del vero “eco-turismo”? Oggi il turismo è la più grande impresa mondiale, e il suo segmento in più rapida crescita è appunto l’eco-turismo. L’unica soluzione valida per ricreare, anche a livello internazionale, il viaggio al Mezzogiorno d’Europa, stimolando un Nuovo Grand Tour attratto da natura e cultura, storia e monumenti, sole e mare, colori e sapori del Mediterraneo.

Centro Parchi Internazionale – Roma, marzo 2015


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