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Federescursionismo Sicilia è stata inserita dall’Università di Catania tra le organizzazioni dove si possono svolgere attività di tirocinio.
Il primo percorso in tale ambito si è svolto per circa un mese tra ottobre e novembre dello scorso anno, per un totale di 50 ore, con il coinvolgimento di tre studentesse della facoltà di Scienze della Formazione-corso di laurea in Formazione di Operatori turistici.

Laura Benfatto, Valeria Caruso e Maria Rita Di Stefano, provenienti da Paternò, coordinate dal presidente Dario Teri e dal vicepresidente Carmelo Nicoloso (referente tutor nei rapporti con l’Ateneo catanese), si sono adoperate a svolgere un progetto atto ad individualizzare le risorse naturalistiche, storico-culturali ed enogastronomiche, situate nel territorio simetino-etneo, ricadenti nel loro comune di residenza. Focalizzando le criticità dell’area, si sono prefissate quale obiettivo la proposta di un’offerta turistica mirata, realizzando alcuni itinerari, da inserire all’interno di un pacchetto turistico.
Alle studentesse è stata fornita  dall’organizzazione tirocinante, un’adeguata documentazione tecnica, da dove hanno potuto acquisire nozioni scientifiche ed informazioni di cultura del territorio,
utili soprattutto al confronto dell’area scelta per la loro offerta turistica.
Le studentesse sono state impegnate sul campo, in attività escursionistiche nel Parco dell’Etna, verificando direttamente l’operatività di una guida naturalistica, quindi aspetti della comunicazione e comportamento relazionale con il gruppo di ospiti-turisti, quindi contestuali rapporti con gli operatori agro-alimentari ed i rappresentanti istituzionali preposti. Importante riportare le considerazioni annotate durante l’attività nell’area di Etna sud “Di particolare rilevanza i punti di forza di questa zona sono la facile e agevole accessibilità grazie ad una adeguata segnaletica e la presenza di autobus pieni di turisti. Questo primo approccio con l’osservazione e spiegazione di risorse fruibili nel territorio etneo di Zafferana , ci ha permesso di iniziare a ragionare su un’ottica di fruibilità e valorizzazione delle risorse.”
Stimolando il confronto tra la Valle dell’Alcantara e quella del Simeto, fondamentale riportare la pionieristica impresa dell’ingegnere Carmelo Vaccaro, quando tra gli anni 60 e 70, avviò una grande operazione imprenditoriale turistica, nell’area delle gole tra Motta Camastra e Mitoggio, dove si trovano i  basalti colonnari più belli al mondo, integrando alla risorsa geo-naturalistica e paesaggistica anche quella agricola. Prima di quegli anni la Valle dell’Alcantara aveva un’irrilevante considerazione e riconoscimento turistico, nonostante la vicinanza alle blasonate e pluri gettonate Taormina-Giardini Naxos ed Isola Bella. Ai giorni nostri, l’Alcantara oltre ad essere l’unico Parco Fluviale in Sicilia è un sito di grandissimo interesse turistico, sicuramente secondo solo alla sua mamma Etna. Oggi la Valle del Simeto si trova nelle stessa situazione iniziale delle gole dell’Alcantara, purtroppo sugli ambienti fluviali siciliani e non solo, insiste un significativo inquinamento dell’acque, alcuni tratti versano in un pessimo stato di abbandono e degrado,  in alcuni casi la tutela è marginale sul piano della gestione, soprattutto in alcuni tratti del Simeto nel territorio di Paternò.
Sicuramente diverse organizzazioni ambientaliste come Vivisimeto si adoperano per la valorizzazione e la salvaguardia del fiume e dell’ambito territoriale, sono svariate e articolate le emergenze in detto ambito, così come è ricchissimo il patrimonio non solo naturalistico, ma anche artistico monumentale ed archeologico, quindi le tipicità agroalimentari ed artigianali.
Purtroppo alcuni elementi geonaturalistici quali le Salinelle all’interno del centro urbano, si sono trasformati da qualificati elementi turistici, a fonti per emergenze di protezione civile.
Le studentesse hanno individuato nella loro area di residenza alcuni punti di forza, individuati nella Masseria di Poira, nella Grotta degli Schiavi, Monte Castelluccio, Ponte romano, Salinelle del Fiume e le Salinelle Cappuccini. Si tratta di potenziali veicoli che se solo venissero tutelati e salvaguardati su un’ottica di fruibilità e accessibilità, potranno portare non solo valore sociale, ma un rendimento economico, ottimizzando la riqualificazione del territorio, seguendo le linee guida di sostenibilità ambientale. Tra i punti di debolezza, che hanno riscontrato, scarsa segnaletica, rifiuti, sentieri poco accessibili, degrado, stato di abbandono e mancanza di interconnessioni.      
In nome attribuito all’offerta turistica dalle studentesse paternesi è
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