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“Viva Diu e San Calò”, “E chiamamu ‘a cu n’aiuta,Viva San Calò”, “Evviva San Calogero, evviva!”: queste sono le parole e le grida dei fedeli che acclamano il Santo Taumaturgo, Calogero,patrono in Sicilia da Occidente a Oriente ,dal monte Kronio ai Nebrodi interessando tra i molti i comuni Sciacca, Agrigento, Naro, San Salvatore di Fitalia, Frazzanò e Cesarò.
Varie le date in cui si rende onore al Santo negli oltre 50 comuni siciliani a Lui devoti, ma la data principale resta il 18 giugno, dies natalis, (giorno della morte ovvero nascita al cielo).

Non è nota la provenienza del Santo.Due le principali teorie sulla provenienza del Santo. La prima vuole che san Calogero eremita,  già pellegrino a Roma per ricevere gli abiti monacali, vi ritorni su richiesta del Papa per assumere il mandato di bonificare una terra infestata dai Demoni: la Sicilia. Egli parte alla volta di Trinacria in compagnia di Filippo,Onofrio e Archileone, passando da Lipari per poi adempiere al mandato , sul monto Kronio nei pressi di Sciacca, monte “orrido,incolto, abbondava di animali selvatici e nessuno si azzardava a salirvi perché il popolo era convinto che fosse popolato da dèmoni”.
Più suggestiva la seconda narrazione sulla provenienza del  Santo in quanto simbolicamente legata alle sorti migranti delle  reliquie.
 Si ipotizza che,a seguito delle persecuzioni monofisite, Calogero insieme a Demetrio e Gregorio, fugga dall’Africa “di nascosto e alla Svelta” per sbarcare a Lilibeo (Marsala) e dare inizio alla sua lunga vita di Taumaturgo in Sicilia. Destino analogo tocca alle Sante Reliquie che, minacciate dalla dominazione araba in Sicilia,giungono, già prima dell’anno A.D. 965., a Frazzanò  per essere custodite dai monaci basiliani del convento di San Filippo di Fragalà.
Da tale provvido viaggio nasce la diffusione del culto “calogerino” sui Nebrodi: particolarmente intrigante il racconto del suo arrivo a Cesarò narrato dalla tradizione  legato al lungo viaggio verso il monastero di Fragalà di un pastore cesarese in cerca  di pascoli per i suoi armenti ed alle pretese feudali del conte  di San Marco sul monastero che dal pastore fu  privato di alcune delle miracolose reliquie di San Calogero. Vicende umane che nulla poterono di fronte alla volontà del Santo palesatasi attraverso segni miracolosi  e raccolta dalla devozione popolare che a Lui donò una chiesa ed il patrocinio del paese. Ancora oggi ,durante i festeggiamenti,  si commemorano quei segni che fecero di San Calogero “ il nostro avvocato, a chi l’hai invocato giammai si negò”.
Non meno importanti le manifestazioni religiose in un altro centro nebroideo,  San Salvatore di Fitalia laddove-come nella tradizione dei cammini sacri di Sicilia-  giungono, dopo lunghi e faticosi  viaggi, devoti festanti provenienti dai centri vicini.  
Sin dal primo mattino il Santuario di San Salvatore è un susseguirsi di messe,canti ,ringraziamenti della comunità ; la festa prosegue sotto il Sol Leone con una folla di fedeli che  – cosi come a Naro,Agrigento e Porto Empedocle – accarezza con un fazzoletto la statua cercando di contenere gli effetti della calura estiva. Un gesto affettoso per il “bel vecchio”, ponte simbolico tra Occidente e Oriente di Sicilia.
Giuliana Agliozzo


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