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Sembra un disegno dei Custodi del Creato S. Benedetto da Norcia e S. Francesco d’Assisi, in viaggio tra il cuore verde d’Italia ed il vulcano più alto d’Europa. A prestare i colori per questa tavolozza cromatica, con base Mongibello, l’abate benedettino don Idelbrando Scicolone (storico docente del Pontificio Istituto Liturgico S. Anselmo). Don Ildebrando, che attualmente risiede nel monastero G.B. Dusmet di Nicolosi, nonostante a “riposo” dal Pontificio Istituto Liturgico, spesso si trova in giro per diversi monasteri italiani, anche quelli Francescani. In uno di questi, ad Assisi incontra fra Massimiliano Volante, anche lui siciliano, si prospetta da parte dei frati conventuali l’intenzione di organizzare un’escursione sull’Etna. Don Ildebrando amico della guida naturalistica Carmelo Nicoloso gli espone questa intenzione dei frati d’Assisi.

Così fra Massimiliano programma una giornata tra natura e spiritualità alle pendici della grande “Muntagna”. Il gruppo di frati provenienti da diverse parti del mondo (alcuni di loro siciliani), accompagnati dal rettore padre Francesco Lenti dell’Istituto Teologico di Assisi, con Carmelo Nicoloso fanno base per la loro prima tappa nel sito di  Piano Vetore, dedicato a S. Giovanni Paolo II e Le care Montagne che parlano di Dio.  La celebrazione della S. Messa, presieduta del vicerettore padre Charles Baldacchino dell’Istituto Teologico, concelebranti padre Francesco Lenti e padre Giuseppe Tondo, apre con la Preghiera, la Lode al Signore per questo momento di Grazia. Incide così,  profondamente  nell’inizio della giornata escursionistica. Siamo entrati attraverso il Papa Montanaro, grande precursore della Teologia del Creato, alla recentissima Enciclica di Papa Francesco, che ci riporta alla lettura “sulla cura della Casa Comune”, armonizzando il cammino “attraverso nostra matre Terra, la quale sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba”.
Le successive tappe per il gruppo di frati conventuali, mostreranno luoghi e paesaggi etnei dai contrasti fortissimi, boschi e deserti vulcanici marcati da diverse attività effusive ed esplosive, dal demanio forestale al sito della Turistica Mongibello s.n.c. di Orazio Nicoloso.
All’interno del torrente Milia, poco distante dalla Rifugio S. Gualberto, tappa al fronte lavico avanzato dell’eruzione 2002; successivamente sosta all’edicola votiva della Madonnina della Neve; al rimboschimento di O. Nicoloso con lo chalet distrutto dall’eruzione 1983-1985; quindi ai Crateri Sivestri del 1892, nella zona turistica di Etna Sud.
In questi luoghi si comprende il rapporto dell’uomo ed il vulcano, sicuramente una lotta impari, dove la grande forza della natura primeggia su tutto, con le sue diverse evoluzioni ed espressioni, ma dove il rispetto della popolazione etnea si traduce in un indissolubile connubio tra “lava e fede”.
Spesso dopo la distruzione da un evento eruttivo, si pensa di abbandonare tutto, ma la gente che vive alle pendici della Montagna Sacra al Centro del Mediterraneo, si anima di una grande forza reattiva, qualche ardimentoso come Orazio Nicoloso, mette a dimora oltre 10.000 essenze arboree sulle lave ancora fumanti, con una straordinaria opera di riforestazione, quindi diversi agricoltori impiantano frutteti e vigneti, dove il pistacchio di Bronte insieme al nerello mascalese la fa da padrone, con diversi frutti dimenticati, quali le tipiche mele cola e gelato cola.
Si risale la strada che ci conduce al belvedere di Monte Pomiciaro, per osservare la maestosa Valle del Bove, dove si rivivono l’evoluzioni catastrofiche del Trifoglietto, un grande vulcano-strato, la cui cima ha raggiunto un altitudine (4000 m s.l.m.) maggiore rispetto all’attuale (3330 m s.l.m.), a seguito di grandi esplosioni giunse a svuotare la camera magmatica, quindi collassandosi e creando una grande cavità.
Questa maestosa valle è una bacino d’accumulo, per le tantissime colate eruttive (e non solo) dell’Etna, se ne ricorda una su tutte del secolo scorso, tra il 1991 ed il 1993, che minacciò il paese di Zafferana Etna. Il fronte lavico evoca l’impegnativo dispendio di uomini e mezzi, provenienti da varie estrazioni, da quelle militari e tecnologiche (elicotteri Nato, incursori della Marina con esplosivi), a quelli un pò più semplici e quasi rudimentali, armati da semplici cingoli, guidati da maestranze locali, con in testa un singolare personaggio che risponde al nome di “Saro ruspa”.
In circostanze drammatiche quali l’avanzare minacciosa della colata sul paese, la popolazione si rivolge ai Santi protettori, in questa luogo e circostanza viene portata in processione la Madonna della Divina Provvidenza, la lava in prossimità di Piano dell’Acqua si arrestò. Qui, in conclusione, un canto di ringraziamento a Maria dei frati conventuali, nell’area votiva dove si trova  la statua in marmo della Madonna.

Foto di fra Zsok Hunor-Tamas


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