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Salvaguardia del Creato - storia e cultura - “lava e fede”  
Quello che unisce la Sicilia occidentale a quella orientale attraverso la comunità monastica benedettina, è un ponte strutturato sul basamento della vita contemplativa, con l’inestimabile valore storico-culturale.
A tal fine si sono realizzati alcuni percorsi ed itinerari religiosi, attraverso i quali si focalizza il rapporto con i vari ambiti territoriali, non solo dov’è particolarmente viva la storicità benedettina, ma dove questa si integra alla Salvaguardia del Creato, nello specifico per l’area etnea, sul rapporto “tra lava e fede”.
Un cammino tra fede-storia e natura, che si snoda in parte lungo la regia trazzera, ormai da molti anni  in disuso.

Alcuni di questi luoghi ricordano i trascorsi di Eleonora d’Angiò regina di Sicilia, la quale trascorreva il suo periodo di vedovanza presso il Monastero Benedettino di San Nicolò la Rena ai boschi o il vecchio sull’Etna. Antiche vie di collegamento attraverso le quali monaci e viandanti si recavano nei diversi luoghi di culto cristiano dell’isola, qui si trovano alcuni monasteri che prestavano la necessaria accoglienza ai pellegrini, tra questi l’Abazia di S. Maria di Maniace, dove sostò il Beato Sinisio durante il viaggio da Nicolosi a S. Martino delle Scale.
Nella nostra isola, un rapporto di valorizzazione con taluni ambiti spirituali e religiosi, viene in parte svolto dai Parchi, contestualizzati in piena integrità naturale, tra suggestivi ecosistemi forestali e magnificenti strutture monastiche, alcune delle quali di origine Benedettina.
Il “vulcanico” paesaggio etneo è caratterizzato da tipiche e singolari strutture rurali, segnato dal sapiente e duro lavoro dell’uomo, dove,  al cospetto della “Muntagna” c’e’ sempre un religioso rispetto, contrassegnato dalla presenza di numerose edicole votive, erette quale segno di devozione alla Madonna o ai Santi Protettori, per aver risparmiato dalla distruzione quella contrada, quel borgo o quel paese, in questi luoghi si vive intensamente il rapporto della lava e la fede. L’Angelo della carità: il Beato Cardinale Dusmet evoca questo storico rapporto di fede, l’abate benedettino e vescovo di Catania è stato vicinissimo alla popolazione di Nicolosi, durante i giorni di difficoltà e di dolore nel corso dell’eruzione del 1886. Dusmet portò le Sacre Reliquie del Velo di S. Agata davanti al fronte lavico, dove in quel luogo la colata si fermò, in segno di devozione fu eretta un’edicola votiva.
La grande passione di Karol Wojtyla per la natura e l’ambiente è a tutti ben nota, amava la montagna e vi si rifugiava tra le alte vette, era stato così fin da giovane, quando da semplice prete, partiva zaino a spalla con il gruppo dei suoi ragazzi di Cracovia. Questo legame per la montagna, con la contemplazione delle bellezza naturali rappresentavano il desiderio di Giovanni Paolo II di trasmettere il suo Amore per il Creato, donato da Dio per amore dell’uomo. Seguendo l’idea maturata nel 2009 nel Monastero Benedettino di Nicolosi, da un gruppo di amici naturalisti, s’intende dare seguito al  progetto dedicato al “Papa Montanaro”, sviluppando percorsi finalizzati alla Salvaguardia del Creato. Il progetto dal titolo“Le Care Montagne che parlano di Dio” rende omaggio a Giovanni Paolo II,  con il testimonial Tom Perry “l’uomo a piedi nudi”, concretizzato il 13 maggio 2009 sull’Etna a Piano Vetore, nel territorio di Ragalna, nell’area dell’Azienda Regionale Foreste Demaniali, ricordo dell’attentato nel 1981, vissuto dal mistico rapporto tra il “pontefice venuto dall’est” e la Madonna di Fatima. Oggi più che mai rappresenta un importante cardine questa breve traccia della teologia ecologica di Wojtyla, segno indelebile per la Salvaguardia del Creato, il dialogo intereligioso e la pace, in particolare nel Mediterraneo.

 


Sull’Etna, nei pressi di monte Arso, in territorio di S. Maria di Licodia, si trovava una delle migliori terre dei benedettini, la “vigna del Cavaliere”, citata da De Roberto ne “I Vicerè”. Una parte dei vigneti oggi coltivati e seguita con cura da Margherita Platania, produce ottimi vini doc, tra questi un rosso il “Don Blasco”, che evoca un capitolo del romanzo di De Roberto : “Don Blasco Uzeda, ex benedettino del monastero di S. Nicolò l’Arena di Catania, una volta secolarizzato, tramite un prestanome venne in possesso di una delle migliori terre dei benedettini: la "vigna del Cavaliere". L’azienda contestualizzata in un’area di particolare pregio naturalistico, si presta ad attività di fruizione integrata, finalizzata ad ottimizzare svariati elementi e contenuti, utili ai vari ambiti della domanda turistica, tra questi, quello storico-agro/alimentare e religioso.


La lava e la fede
Itinerario di mezza giornata dalle 09.00 alle 14.00
Un percorso che attraversa recenti sentieri ed una parte della Regia Trazzera.
Scorci paesaggistici segnati da tipici elementi rurali e da antiche colate laviche, caratterizzati de significativi elementi naturalistici, per ritrovare luoghi legati ad eventi particolari e talvolta prodigiosi. Fede e  religiosità popolare vengono evocati attraverso un altarino, un’edicola votiva, oppure un antico Monastero, un Santuario Mariano o una piccola chiesetta di campagna.
Monti Rossi – Eruzione 1669: La più terribile delle eruzioni storiche dell’Etna fu quella del 1669, le cui lave raggiunsero Catania.
 L’8 marzo dello stesso anno un terremoto distrusse Nicolosi, Pedara e Trecastagni, “nel mattino dell’11 marzo 1669 un’enorme spaccatura si aprì in vicinanza di Nicolosi, precisamente nel punto dove sorgono oggi i cosi detti Monti Rossi”. Nel 1787 durante il suo viaggio in Sicilia, W. Goethe risalì questi monti a dorso di muli.
Etna Sud – Belpasso/Mascalucia/Nicolosi

Trekking a piedi – 3 ore circa, (guida naturalistica anche in inglese/francese)
Possibilità di organizzare un tour privato (min. 3 pax), con pick up da hotel Catania o zone vicine.
L’escursione si può effettuare anche in mountain bike.

Benedettini e Giovanni Paolo II nell’area simetino-etnea
Itinerario intera giornata
Dio parla nel silenzio, ma bisogna saperlo ascoltare. Per questo i monasteri sono oasi in cui Dio parla all’umanità; e in essi si trova il chiostro, luogo simbolico, perché è uno spazio chiuso, ma aperto al cielo. I monaci e le monache hanno stabilito le loro comunità in luoghi belli: nelle campagne, sulle colline, nelle valli, nelle montagne. Così è stato anche per i benedettini, diffusa la loro storica presenza nell’area simetino-etnea, da Paternò-Adrano-S. Maria di Licodia. L’introduzione di regole per un nuovo stile di vita, con un ruolo importantissimo dal punto di vista della diffusione di una cultura e di una religiosità autentica. Anche Giovanni Paolo II davanti alla maestà dei monti, ringraziava Dio per le meraviglie delle sue opere, “…..ascoltare in silenzio la voce della natura, al fine di trasformare in preghiera la nostra ammirazione”.
Il nostro percorso partendo dal fiume Simeto, si diparte attraverso il centro urbano di S. Maria di Licodia, evidenze medievali dell'antica abbazia benedettina, fontana del cherubino, invaso dell'acquedotto romano di epoca imperiale del II secolo. Tenuta di Feudo Cavaliere e Tre Cisterne.
Si attraversa il territorio di Ragalna, sosta alla Grotta Catanese (di origine vulcanica), fino a raggiungere l’area demaniale di Piano Vetore, nel sito dedicato a Giovanni Paolo II.

Tour in jeep, (min 2 pax) con guida naturalistica anche in inglese/francese.
Possibilità di organizzare escursione per gruppi.

Abbazia S. Maria di Maniace e Nebrodi catanesi
Itinerario intera giornata
Nei comuni di Maniace, Randazzo e Bronte  si inserisce una piccola porzione della catena dei Nebrodi.
Si tratta di terreni sedimentari di età compresa fra i 100 e 20 milioni di anni. Su di essi si estendono le umide ed ombrose faggete della Foresta Vecchia, di Grappidà e della Faucera.
L’area interessata del Parco dei Nebrodi che ricade nel territorio dei comuni sopra citati della Provincia di Catania. La zona si presenta ricca di acque, vi scorrono l’Alcantara e il Simeto, quindi piccoli corsi d’acqua quali: Flascio, Saracena, Cutò, Martello, Serravalle e San Cristoforo.
Sulle sponde del torrente Saracena, che lambisce l’attuale Castello di Nelson, sorgeva una vecchia grancia (fattoria rurale monastica) basiliana dipendente dal Monastero di S. Filippo di Fragalà, presidio della trazzera regia, dove si trovava un fortilizio che faceva parte del sistema di difesa, primo caposaldo di guardia dell’importante arteria collegata alla città di Randazzo. La Regina Margherita moglie di Guglielmo II il Malo, dalla sua pietà verso la Madonna, in questo luogo, volle creare un cenobio benedettino come testimonianza della sua filiale devozione (1173).

Tour in jeep, con guida naturalistica anche in inglese/francese.
Possibilità di organizzare escursione per gruppi, con degustazione di prodotti tipici locali.

INFO: Carmelo Nicoloso 3392482300-3421999365


Turismo/Ospitalità

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