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Catania - Il 23 gennaio, presso l'auditorium della scuola Pizzigoni, si è tenuta la conferenza, organizzata dall'ArcheoClub Catania - presidente  prof.ssa Giusi Liuzzo - dal titolo "Dalle tenebre alla luce - Le orme del Caravaggio in Sicilia". Relatore il dr. Enrico Licciardello. La relazione su Michelangelo Merisi, conosciuto come Caravaggio, inizia sottolineando che la data ed il luogo di nascita (Milano 29 settembre 1571) e quella della sua scomparsa (Porto Ercole 18 luglio 1610), che non sono gli unici elementi incerti della sua biografia. Egli visse in una società particolarmente instabile e violenta, in un'epoca di profonda crisi sociale che il Merisi ha intensamente vissuto, manifestando tutte le contraddizioni della sua epoca.

Non solo la nascita e la morte del Merisi sono avvolte nel mistero, ma lo sono anche alcuni anni della sua tormentata vita e fra i tanti misteri vi è anche il motivo della sua condanna a Malta e della sua rocambolesca fuga dall'isola. Una cosa è certa, l'obbiettivo della sua vita non era quello di essere ricco, ma quello di diventare immortale con la sua pittura e per poterlo diventare non bastava saper dipingere bene, ma rappresentare la "verità". Il relatore espone il significato della frutta contenuta nella "Canestra di frutta", dipinta dal Caravaggio fra il 1596 ed il 1597 (committente il Cardinale Francesco Maria Del Monte), quadro che esprime quella che sarà la sua tecnica pittorica: sfondo anonimo e raggio di luce che investe le figure rappresentate nel quadro. Arrivato a Siracusa nell'ottobre del 1608, il Caravaggio realizza, forse su interessamento del suo amico dei bagordi e scelleratezze romane Mario Minniti, il "Seppellimento di Santa Lucia". In questo quadro l'artista rappresenta il seppellimento della luce, quella luce che è la vita, quella luce che dà la vita, quella luce che nella "Resurrezione di Lazzaro", dipinto successivamente durante la sua permanenza a Messina, rappresenta l'opposto del quadro di Siracusa; infatti nella "Resurrezione" viene rappresentato il ritorno alla vita, grazie alla "luce", di Lazzaro. Del periodo messinese è l'altro quadro de "L'adorazione dei pastori"dove viene rappresentata la nascita di Gesù in una povera famiglia e in un ambiente ancor più misero: una stalla con due animali domestici. Non vi sono argenti, ori o mirra, non vi sono ricchezze e sfarzi, ma dei poveri pastori che non portano regali, ma semplicità e miseria. Discussa è la permanenza del Caravaggio a Palermo, dove viera un quadro del pittore. Viene usato il tempo al passato in quanto il quadro "La natività con i Santi Lorenzo e Francesco" è stato rubato nel 1969 dall'Oratorio di san Lorenzo dove veniva custodito e di quest'opera, nonostante approfondite ricerche, non se ne è saputo più nulla. Nell'autunno del 2015 il Presidente Mattarella ha inaugurato nell'Oratorio di San Lorenzo, dove si trovava il quadro rubato, una copia digitale della "Natività". Di notevole interesse sono gli stucchi del Serpotta, sulle pareti dell'Oratorio. Esiste una buona copia del quadro rubato, fatta nel 1627 dal copista palermitano Paolo Geraci, copia che rimase per diversi secoli nella sfera di proprietà privata, fino a quando non perviene al Presidente della Corte di Appello di Palermo che, alla sua morte avvenuta nel 1826, la dona al Comune di Catania assieme ad altri 122 quadri. Questa copia rimase nei depositi del museo del Castello Ursino fino al 1954 quando viene dato in prestito, senza alcun documento, al Prefetto di Catania. Nel 2010, dopo alterne vicende sulla proprietà, rientra nella disponibilità del Comune, grazie all'interessamento del dott. Alvise Spadaro, che lo espose presso il museo del Castello Ursino, dove si trova attualmente, dopo un restauro fatto dal FAI di Catania. La domanda che molti studiosi si sono posti è se il Caravaggio sia stato a Palermo e, quindi, se il quadro rubato è stato realizzato nella città palermitana anche in considerazione del fatto che non vi è alcuna traccia della permanenza in città del pittore. Fra le tesi opposte il relatore sostiene quella dello studioso Michele Cuppone, il quale ritiene che il Caravaggio, partendo da Messina, va a Napoli e non a Palermo e che il quadro rubato è stato realizzato a Roma durante la sua permanenza romana. Il Cuppone cita il ritrovamento di un contratto stipulato nel 1600 fra il pittore milanese e un ricco mercante senese per la realizzazione di "unum quadrum..."  con i santi Lorenzo e Francesco per l'oratorio di San Lorenzo della chiesa di San Francesco a Palermo. Inoltre il relatore sottolinea che lo stile del quadro non corrisponde a quello usato dal Caravaggio durante la sua permanenza siciliana e che il viso di Maria della"Natività" è simile a quello di Giuditta dell'opera di "Giuditta e Oloferne" dipinta durante la sua permanenza romana. Infine fa presente che l'angelo accorrente, posto in alto al quadro, non è una figura dipinta nelle sue opere del periodo siciliano, ma di quello romano e napoletano. Infatti, quando il clero siracusano, in occasione della realizzazione del "Seppellimento di Lucia", richiede al Caravaggio di dipingere nel quadro un angelo, questi risponde di non saperlo dipingere "non avendolo mai veduto".


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