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Foto Santi Distefano

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Quando non esisteva la Formula Uno, quando non c’era ancora l’automobile, il carretto a trazione equina, era l’unico mezzo di trasporto, e tra i vetturini di allora, nasceva una modesta competizione del carretto più bello e più veloce. Già nei primi anni del secolo scorso, gli ippodromi nel bel mezzo della Bella Époque, erano luoghi di ritrovo stracolmi di curiosi. Anche il Carretto Siciliano, che scorrazzava tra le vie cittadine ha la sua bella pagina di storia, fatta di bravi carrideri rimasti un pò nell’ombra, per l’arrivo dalla nuova invenzione, la macchina con il motore a cilindri, che sostituiva il carretto e il cavallo, ma non per questo ottimi artigiani.

Dall’Italia alle Americhe, dal freddo Piemonte all’Africa, da Tortona alla Sicilia, da Palermo a Messina o Paternò, “al Don Orione” non è un modo per indicare solo uno spazio, ma è un modo per individuare un luogo di accoglienza e fratellanza, un luogo dove si irradia spiritualità e gioia. Ricorre quest’anno il 50° anno di presenza dei padri orionini a Paternò, chiamati nel lontano 1966 dal benefattore Michelangelo Virgillito, a instillare tra le sciare dell’Etna lo spirito innovatore e profetico di don Luigi Orione, allora Servo di Dio.
Consacrato il Santuario della Madonna della Consolazione nel 1954, dopo undici anni il 27 maggio del 1965 venne inaugurata anche la “Casa del Fanciullo” “Papà Domenico”, ma nel frattempo si interruppe l’idillio tra Michelangelo e i padri domenicani. Il benefattore cercava il modo per riprendersi i suoi averi e indicare un tracciato diverso, intanto le due opere venivano chiuse per diverso tempo. Nacque dunque il problema, che non essendo possibile risolvere nè in sede giudiziaria né politica, ma era di natura ecclesiale, bisognava per forza risolvere il quesito a Roma.

In qualsiasi comunità del mondo, nulla e nessuno può fermare il fermento del chiacchiericcio che nasce dalla vita comune. In altre parole, nessuno riesce ad esimersi di fare “u curtighiu”. Si diceva una volta che tutto si metteva in piazza, oggi invece tutto è più facile, va sulla rete. Gli argomenti che trovano più successo, manco a dirlo, sono i gossip che nell’era moderna coinvolgono soprattutto i vip. Le chiacchiere hanno in se l’indole del dinamismo, sono veloci, spesso accompagnano la gente, anche dopo morte. Per fortuna molti di noi tende a dimenticare soprattutto le maldicenze. Però dimenticando si rischia di perdere anche quei contributi, spesso belli appassionati di quanti hanno vissuto la città, lasciandoci segni forse insignificanti, ma autentici.

Desideroso di ricordare la vita di molti concittadini, magari uomini semplici, che hanno lasciato una traccia positiva nella storia civile della città. Personalmente mi sento obbligato verso quei concittadini che magari a fine anno, non sono stati mai annoverati nella speciale graduatoria del Time quali personaggi dell'anno. Che non appartengono a nessuna classifica che annota l'uomo dell'anno. Ma che comunque sono stati persone speciali con la loro personalità, con le loro idee, la loro carica emotiva. E naturalmente sono state persone assai care ai loro famigliari, da cui avvolte, prematuramente la morte le ha strappate. Il Maggiore dei Vigili Urbani Giovanni Pasqualetto, era innamorato della divisa, ma prima ancora era cattolico, devoto di San Sebastiano. Nel secolo scorso la vita civile e politica di Paternò,  era per certi aspetti garantita da abili, onesti ed intelligenti individui. Le leggi erano diverse e a loro erano possibili poteri estensibili.

Quando si parla di grandi personaggi della storia, o che hanno contribuito a cambiare il corso della storia, si riempiono libri, volumi pieni zeppi. Quando si incrociano personaggi che avrebbero potuto  fare qualcosa di importante, ma che per un dispetto della natura, non sono riusciti ad affermarsi, si  scrive poco o al massimo, si dice una persona, con un destino in cui tutto è stato promesso e nulla è stato mantenuto. Altre volte ho raccontato, del salone da barba di mussu storto (Giuseppe Longo), nelle parte bassa di via Vittorio Emanuele e delle persone che lo frequentavano. Questa volta ci spostiamo più sù, per  parlare di un titolare di farmacia, Vincenzo Valenti che aveva la sua farmacia in via Vittorio Emanuele 245, quella che ora è la farmacia della dottoressa Galluzzo. Per tanti anni quel posto oltre ad essere frequentato dai clienti per cambiare una ricetta, era anche un posto di ritrovo per molti amici.  Vincenzo nato nel luglio del 1901, da Mario Valenti e Maria Conti, rimane figlio unico. Abitava in via Libertà, quasi a fianco la casa dell'allora sindaco Gaetano Pulvirenti. 

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