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Quando si parla di grandi personaggi della storia, o che hanno contribuito a cambiare il corso della storia, si riempiono libri, volumi pieni zeppi. Quando si incrociano personaggi che avrebbero potuto  fare qualcosa di importante, ma che per un dispetto della natura, non sono riusciti ad affermarsi, si  scrive poco o al massimo, si dice una persona, con un destino in cui tutto è stato promesso e nulla è stato mantenuto. Altre volte ho raccontato, del salone da barba di mussu storto (Giuseppe Longo), nelle parte bassa di via Vittorio Emanuele e delle persone che lo frequentavano. Questa volta ci spostiamo più sù, per  parlare di un titolare di farmacia, Vincenzo Valenti che aveva la sua farmacia in via Vittorio Emanuele 245, quella che ora è la farmacia della dottoressa Galluzzo. Per tanti anni quel posto oltre ad essere frequentato dai clienti per cambiare una ricetta, era anche un posto di ritrovo per molti amici.  Vincenzo nato nel luglio del 1901, da Mario Valenti e Maria Conti, rimane figlio unico. Abitava in via Libertà, quasi a fianco la casa dell'allora sindaco Gaetano Pulvirenti. 

La sua famiglia era dell'alta borghesia, Vincenzo è cresciuto insieme a Luigi Lo Iacono, i Sisinna e lo stesso Nino La Russa. Crescendo si faceva un bel giovane, al momento di decidere di casa fare della propria vita decise di studiare all'Università prima a Catania e poi a Roma nel ramo farmacia. Non sappiamo nulla di preciso del suo profitto, ma di sicuro era un intraprendente e si intravedevano le sue capacità dialettiche e manageriali. Essendo figlio unico, gli  venne facile evitare l'impegno militare, a quei tempi con la guerra incombente, era un miracolo non partire. Ma dall'amicizia con La Russa, ne rimase così folgorato, così tanto che Vincenzo Valenti, era un fervido sostenitore del Msi. La politica non lo attrasse poi tanto, mentre invece lui era sempre attratto dalle belle donne, e forse donnaiolo lo era. Dal suo matrimonio con Rosaria Giordano nacquero quatto figli, a lui piaceva la famiglia grande, e il figlio Mario con molta nostalgia, sostiene che la sua era una famiglia di tipo patriarcale. Anzi durante le feste, si allargava ancora di più. Aveva un animo nobile, era assai generoso con tutti, molti suoi amici, quando avevano qualche problema economico, spesso trovavano largo conforto, nei bigliettoni di carta, che Valenti si lasciava scappare, per sostenere gli amici. Per se, e per la sua famiglia non si faceva mancare nulla. A Natale durante la novena, faceva scendere da Randazzo un zampognaro di quei tempi, bardato con cappuccio per ripararsi dal freddo, e la zampogna di pelle di pecora, che suonasse con tutti i coloriti. Ci teneva che si suonasse proprio a mezza notte, per festeggiare la nascita di Gesù bambino, quando la casa era già piena di amici. Proprio durante queste serate, a casa Valenti, confluivano anche tipi come Barbaro u babbu, Itano u Jalò, Cicciu u scussuni e tanti altri. Tutti trattati con massimo rispettoso, e a fine serata ricevevano qualcosa da portare a casa. Ma Vincenzo Valenti era però conosciuto per il suo rabarbaro, il suo sciroppo ricostituente. Mentre stava nella sua farmacia, preso da chissà quale ispirazione, un giorno inventò il un liquore.  “Chi vi dà vigoria, salute e forza?  Il Biokin = Valenti” era lo slogan. Lui e solo lui conosceva la formula, preparava il delizioso miscuglio, e poi lo forniva alle farmacie. Ebbe anche una trovata geniale.

Lo fece circolare nei bar, astutamente per guadagnare la simpatia dei barman, nel tappo della bottiglia introdusse una moneta, che si liberava appena liberata la bottiglia del tappo.  Naturalmente al bar, in presenza del famoso Oro Pilla, o Vecchia Romagna Nera, o alla Marsala, si sceglieva volentieri un Biokin. Sui banchi delle farmacie più famose della città, come quella di don Santino o quella di Scavo, trovava posto anche il suo ricostituente, distribuito direttamente da Vincenzo Valenti. Per pubblicizzare il suo prodotto, non c'erano ancora le televisioni commerciali, ma per arrivare ovunque scelse il metodo più originale. Fin quasi all'inizio degli anni sessanta, ancora si scriveva con l'inchiostro e la penna stilografica, ma necessitava un assorbente, per attenuare l'abbondante fuoriuscita dell'inchiostro, lasciato sul foglio. Molti tenevano sulla scrivania una specie di grosso timbro a forma di piccola dondola, con sotto un foglio assorbente. Su quel tipo di foglio distribuito gratuitamente, Vincenzo Valenti vi fece stampare la sua pubblicità. Morì improvvisamente aveva appena 59 anni, ma nessuno dei suoi familiari trovò traccia della formula. Poiché nessuno dei figli aveva il titolo accademico per continuare la direzione della farmacia, la farmacia fu venduta. “Nessuno si aspettava la morte improvvisa di  papà, allora nessuno di noi figli e nemmeno la mamma, sapeva come fare il miracoloso intruglio. Non trovammo nulla, tra le carte lasciate da mio padre. Con i tempi di oggi con la crisi di lavoro forse poteva essere una buona opportunità occupazionale, anche per qualcuno dei miei 13 nipoti. - sorride Mario Valenti e mentre passa il tempo, lui non sa o non si accorge di assomigliare a suo papà  -  Se fosse successo oggi, con le nuove leggi qualcuno di noi figli, poteva sicuramente continuare ad avere la farmacia, invece allora fummo costretti a venderla”.


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