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In qualsiasi comunità del mondo, nulla e nessuno può fermare il fermento del chiacchiericcio che nasce dalla vita comune. In altre parole, nessuno riesce ad esimersi di fare “u curtighiu”. Si diceva una volta che tutto si metteva in piazza, oggi invece tutto è più facile, va sulla rete. Gli argomenti che trovano più successo, manco a dirlo, sono i gossip che nell’era moderna coinvolgono soprattutto i vip. Le chiacchiere hanno in se l’indole del dinamismo, sono veloci, spesso accompagnano la gente, anche dopo morte. Per fortuna molti di noi tende a dimenticare soprattutto le maldicenze. Però dimenticando si rischia di perdere anche quei contributi, spesso belli appassionati di quanti hanno vissuto la città, lasciandoci segni forse insignificanti, ma autentici.

Così come sottolinea un caro amico, nel tentare di costituire la Banca della Memoria. Luigi Tomaselli aveva appena quattro mesi di vita quando nel 1908 il terremoto distrusse Messina e parte di Reggio. Un segno tangibile, quasi un presagio che lo tormentò per molti anni della sua vita. Ha vissuto la sua giovinezza a cavallo delle due guerre, come tanti giovani dell’epoca, fu simpatizzante del Duce, non nascose la sua simpatia, anche dopo la grande guerra, per l’MSI.   Si dava da fare per sopravvivere con la famiglia. Il suo era un umile lavoro, ma gli garantiva di portare da mangiare a casa. spaccava le pietre, faceva u “pirriaturi”. Si sposò due volte, ebbe pure molti figli. Sicuramente appartiene a quella schiera di uomini, che hanno vissuto la loro vita, addossandosi non poche pettegolezzi. E’ il vizio della società, quello di impicciarsi degli altri, e spesso le persone eccentriche estroverse, vengono facilmente coinvolte nel pettegolezzo. Lui era   “Luigi l’avvocato”... nulla di vero, non era laureato e non aveva la laurea ad honorem, però tutti lo chiamavano Luigi avvutato diventato una leggenda metropolitana, oggi si direbbe così. Eppure in quell’uomo c’era molto di più, che solo chiacchiere. Aveva l’Idea assillante di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina. Senza nessuna base di calcolo matematico o di nozioni di tecnologia moderna, sognava il Ponte sullo Stretto, e basta. Ebbene il filosofo americano John Locke, un medico fasullo, senza mai laurearsi in medicina, anzi ebbe la fortuna di riuscire in un intervento medico, riuscendo a salvare la vita del malcapitato fortunato. Locke un pensatore dell’era moderna, era un convinto sostenitore che le idee stanno fuori della mente. Teorie che rimandano alle Idee del più famoso pensatore Platone. Chissà cosa fosse più vero, o chi tra Platone o Cartesio avesse più ragione. Perché se le idee arrivano dagli organi sensoriali, e che quindi non c’è niente nell’intelletto, che prima non sia passato o non sia stato in deposito presso i sensi. Quanti di noi, hanno avuto idee geniali senza saperlo? Mentre i grandi architetti, ingegneri e filosofi basano le loro teorie su calcoli matematici, per Locke teorico anche della democrazia moderna, il suo campo principale, non si basava su leggi esatte. Ecco perché credo che anche il signor Tomaselli, avesse un briciolo di ragione e che non avesse bisogno di molta teoria nel realizzare il suo progetto. Quasi mezzo secolo fa, Luigi l’avvocato, ha avuto pure ragione nel sostenere la sua tesi, anzi nel promuovere la sua idea, se pure astratta e complicata, del ponte sullo stretto. Di giorno era solito uscire di casa con giacca e cravatta, immancabile il rotolo di cartoncino, sotto l’ascella. Da via Como scendeva per il Corso Principale, a volte si fermava davanti il Joll bar, ma le sue filippiche più calorose, avvenivano ai quattro canti, o in piazza Indipendenza. Negli ultimi anni della sua vita portava anche il bastone bianco, la vista non lo accompagnava bene. Si fermava, con flemma srotolava il cartoccio sul marciapiedi,  lungo anche tre metri. I primi disegni erano pure concreti, li vedo come se fosse ora. Si distinguevano bene le due sponde, collegate dal ponte, uno schizzo anche ben fatto, con matita blu o avvolte rossa. Quando qualcosa non gli quadrava, cacciava fuori dal taschino la minerva (piccola scatola di fiammiferi), la usava come gomma da cancellare. Lesto effettuava le correzioni e poi con un filo di voce, cominciava a richiamare l’attenzione dei “Cittadini”. Mentre cercava lo spazio della ribalta, a quel punto non mancavano gli scherzi della gente spiritosa, avvolte esagerando incendiando persino il prezioso progetto. Questo però non lo scoraggiava, perché nel pomeriggio tornava con un altro cartoccio sotto braccio. La sua non era una semplice fissazione. Era un uomo sensibile, sono sicuro non avesse bisogno di psicoanalista. La sua idea era ben fondata, non certo la fattibilità della costruzione in senso materiale. Voleva agganciarsi fisicamente alla madre Patria. Ha vissuto la sua giovinezza in epoca assai difficile, non dimentichiamo l’Italia era stata unificata da poco, il sud viveva quasi nella miseria. Ma soprattutto aveva ereditato in se, il dramma del tremendo terremoto. Quel ponte per lui significava l’unione affettiva con l’Italia. Ma di questo alla gente poco importa, non esitava a prenderlo in giro, anche se Luigi, l’avvocato, viveva bene quel chiacchiericcio sul suo conto. A carnevale amava travestirsi da donna, esibendo un grosso pettorale, che faceva danzare a suon di musica, anzi quando finiva un brano era suo solito annunciare “Musica maestro”.  La sua è stata sicuramente una vita autentica, mori nel gennaio del 1983 a soli 75 anni, per le sue molteplice stravaganze, potrebbe sicuramente richiamare l’attenzione dei cultori di storia patria, e farne una fiction.


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