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Desideroso di ricordare la vita di molti concittadini, magari uomini semplici, che hanno lasciato una traccia positiva nella storia civile della città. Personalmente mi sento obbligato verso quei concittadini che magari a fine anno, non sono stati mai annoverati nella speciale graduatoria del Time quali personaggi dell'anno. Che non appartengono a nessuna classifica che annota l'uomo dell'anno. Ma che comunque sono stati persone speciali con la loro personalità, con le loro idee, la loro carica emotiva. E naturalmente sono state persone assai care ai loro famigliari, da cui avvolte, prematuramente la morte le ha strappate. Il Maggiore dei Vigili Urbani Giovanni Pasqualetto, era innamorato della divisa, ma prima ancora era cattolico, devoto di San Sebastiano. Nel secolo scorso la vita civile e politica di Paternò,  era per certi aspetti garantita da abili, onesti ed intelligenti individui. Le leggi erano diverse e a loro erano possibili poteri estensibili.

Il maresciallo in pensione Filippo Pasqualetto, dopo aver onorato l'arma dei Carabinieri decise di entrare in politica, così nel 1960 entrò in giunta, con sindaco Nino La Russa. L’ex carabiniere ebbe come primo genito un maschio appunto Giovanni.  Giovanni crescendo assorbi in pieno l'educazione sana della famiglia, ma decide di non seguire le orme del papà. Dopo il liceo classico si iscrisse in giurisprudenza,  dopo la laurea, partecipò e vinse il concorso per ufficiale dei vigili urbani. Entrò nel corpo dei vigili urbani nei primi mesi del 1967.  Iniziò una splendida carriera, in ondate e con forme dinamiche ravvivò lo spirito del corpo, rivelando una disponibilità inimmaginabile. Subentrò al comandante Musumarra, tra le prime iniziative che ancora si ricordano, è l'istituzione del vigile di quartiere. Ciccia, Guglielmino, Santonocito e Bruno sono stati la lunga mano del maggiore, dislocati nei quartieri periferici, che crescevano a vista d'occhio e senza regole. I vigili di quartiere rappresentavano una novità, la loro presenza garantiva sicurezza e un punto di riferimento, per la gente e le istituzioni. Giovanni ha un perfetto dominio di se, è un ammaliatore, ma non concedeva confidenza a sconosciuti. Gli bastavano pochi minuti per valutare con esattezza l'affidabilità dei suoi interlocutori. Anche verso di me, quando cominciai a collaborare con vari quotidiani, passo un po di tempo, prima di intraprendere un vero rapporto di amicizia. La sua voce rauca profonda, la ricordo ancora,  Ricordo quando nel periodo di crisi, per la lunga eruzione dell'Etna nel 1983, non c'era ancora la protezione civile, Giovanni Pasqualetto fu nominato dal Prefetto coordinatore per i corpi di vigilanza di tutto il comprensorio, interessato all'evento. Non fu una facile avventura, ma con il suo carisma, riconosciuto anche fuori dai confini territoriali, gli consentirono di guadagnarsi la stima dei colleghi e un importante riconoscimento alla carriera. Componente dell' I.P.A, associazione nazionale dei ufficiali del corpo dei Vigili Urbani, una adesione importante, la quale gli consentiva di confrontarsi con i colleghi di tutto il territorio Nazionale. Tra le sue iniziative volle fortemente che nella sua città a Paternò, si svolgesse uno dei tanti convegni nazionali, una ricaduta positiva sulla città, richiamando l'attenzione di tutta la Nazione. Altri tempi, certo. Il suo ruolo di comando, era indipendente dalle autorità politiche di qualsiasi fede politica. Cambiata la legge regionale, purtroppo molte cose non sono più le stesse, ora l'incarico ai comandanti si effettua con determina del sindaco  e non più per meriti personali.  Pasqualetto alimentò la devozione per San Sebastiano, voleva che i vigili facessero il precetto  come a Pasqua. Figlio spirituale delle suore Domenicane di San Sisto, era di casa presso l'opera pia. La sua più grande devozione, era la Madonna della Consolazione. “A Bedda Matri”. Era diventata una consuetudine riservata ai comandanti dei vigili, porre la preziosa corona, sul capo della Madre Celeste. Un rito che Giovanni Pasqualetto compiva con filiale devozione. Fu presidente dei Laions , e proprio durante una riunione del club service avvertì un malore, e da li a pochi mesi, nell'ottobre del 1998, la morte lo strappò prematuramente dagli affetti dei suoi cari, dagli amici ed i suoi estimatori.


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