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Dall’Italia alle Americhe, dal freddo Piemonte all’Africa, da Tortona alla Sicilia, da Palermo a Messina o Paternò, “al Don Orione” non è un modo per indicare solo uno spazio, ma è un modo per individuare un luogo di accoglienza e fratellanza, un luogo dove si irradia spiritualità e gioia. Ricorre quest’anno il 50° anno di presenza dei padri orionini a Paternò, chiamati nel lontano 1966 dal benefattore Michelangelo Virgillito, a instillare tra le sciare dell’Etna lo spirito innovatore e profetico di don Luigi Orione, allora Servo di Dio.
Consacrato il Santuario della Madonna della Consolazione nel 1954, dopo undici anni il 27 maggio del 1965 venne inaugurata anche la “Casa del Fanciullo” “Papà Domenico”, ma nel frattempo si interruppe l’idillio tra Michelangelo e i padri domenicani. Il benefattore cercava il modo per riprendersi i suoi averi e indicare un tracciato diverso, intanto le due opere venivano chiuse per diverso tempo. Nacque dunque il problema, che non essendo possibile risolvere nè in sede giudiziaria né politica, ma era di natura ecclesiale, bisognava per forza risolvere il quesito a Roma.

Michelangelo Virgillito nato in vico Ventura, da ragazzo aveva ben presente la scuola di avviamento professionale, quella che si erigeva dirimpetto casa sua, poi abbattuta per far posto alla grande piazza di San Francesco di Paola. Lui, sognava di poter restituire ai giovai paternesi una scuola professionale dove si imparano arti e mestieri, come una di quelle, rette dai salesiani a Catania. Però sorgeva un dubbio: i salesiani già presenti nel vicino capoluogo, avrebbero accettato di fare un doppione a Paternò? Per giunta molti ragazzi della provincia, tra cui anche studenti di Paternò, con la littorina ogni mattina si recavano già presso l’istituto Salesiano della Barriera. Per anni il Santuario veniva aperto solo il sabato, per la s.s messa, mentre l’istituto anche dopo l’inaugurazione rimaneva ancora chiuso e vuoto, dunque bisognava darsi da fare per trovare una nuova congregazione. Da Roma qualcuno suggerì a Michelangelo di affidare il santuario e l’istituto ai “Figli della Divina Provvidenza” di don Orione.

Il preside Gioachino Pulvirenti nel 1966, quale delegato del sindaco Benfatto, segui la vicenda molto da vicino. Nel 1992 nel salone delle suore Domenicane, durante la celebrazione del 25° anniversario, raccontò come Michelangelo Virgillito maturò l'idea di chiamare a Paternò i padri Orionini. Michelangelo Virgillito passando spesso dal Viale Caterina da Forlì a Milano, ammirava la grande opera che finiva a piramide del “Piccolo Cottolengo di don Orione”. Venne attratto da quel nome, così dopo l’espletazione delle pratiche, il Cardinale Mons. Palazzini con un telegramma all'avvocato Giuseppe Caruso annunciava l'arrivo silenzioso degli orionini a Paternò.        
L’opera dei “Figli della Divina Provvidenza era già presente in Sicilia, lo stesso don Luigi Orione, uomo infaticabile venne la prima volta in Sicilia nel 1908 in aiuto ai terremoti. All’inizio del secolo scorso don Orione era poco conosciuto al sud Italia, ma quel slancio generoso del piccolo sacerdote piemontese verso i bisognosi e gli orfani di Messina e Reggio, convinse il vescovo di Noto, ad affidare la guida spirituale dei suoi seminaristi a don Orione, nacque così nella città barocca la prima casa orionina in Sicilia.  Seguirono le opere di Messina e Palermo, ufficialmente nel 1967 si aggiungeva l’opera di Paternò.
I primi sacerdoti ad arrivare a Paternò furono don Gaetano Ciccarelli e don Guido Sareli primo direttore. Seguì l’arrivo di don Giovanni Malaman, e don Armando Corveddu a cui fu affidata la guida del Santuario. In poco tempo la “Casa del fanciullo”, prima orfanotrofio poi nel 1973 trasformato in seminario e semi convitto dal direttore Giovanni Malaman, si riempiva di ragazzi, ma servivano sacerdoti e assistenti. Don Giovannino, così veniva affettuosamente chiamato da tutti, fu coadiuvato da don Mario Lo Torto, don Vincenzo Bico, don Giuseppe Azzaro e l’instancabile don Domenico Ripepi come orientatore vocazionale.
Arrivarono don Sebastiano Fazzino il chierico Giacomo Valenza il fratello Pino, l’esplosivo Sergio Malaman e Piero Calabrese. Il “don Orione” di Paternò in poco tempo divenne nel territorio un punto di riferimento per molte generazioni di ragazzi.


Con l’inizio del nuovo anno, il direttore don Vito Mandarano ha trovato ispirazione nella Madre Celeste, indicendo un “anno giubilare” di ringraziamento per 50 anni di servizio a Paternò. Questo anno significa fare memoria grata del passato, per vivere con passione il presente e guardare con fiducia il futuro. In questi 50 anni tutti i sacerdoti e religiosi hanno seminato il bene nel cuore dei ragazzi e di tutti i fedeli, hanno seminato Gesù Cristo con la predicazione della Parola di Dio e i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia. Hanno aiutato tanti giovani a crescere nella formazione umana, culturale e religiosa. Dunque un anno di ringraziamento alla Madonna e al Signore. Anno aperto ufficialmente lo scorso 19 gennaio con una solenne celebrazione presieduta dal direttore provinciale don Aurelio Fusi, l’economo provinciale Walter Groppello don Vito Mandarano e molti sacerdoti del XII° vicariato, nonché don Antonino Nicolosi parroco diocesano della vicina Nicolosi, ex allievo (1973-1976) dell’Istituto. Un anno di giubilo per ringraziare il Signore, la Madonna della Consolazione e il santo fondatore Luigi Orione per questa grazia di fedeltà concessa ai religiosi, ma vuol dire anche ringraziare i fedeli, che hanno sempre seguito i religiosi con l’affetto e la preghiera.


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