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Il canto popolare e' l'archivio di un popolo, il tesoro della sua scienza, della religione, della vita dei suoi padri,l'espressione del suo cuore, l' immagine del suo intimo nella gioia e nel pianto.
La Sicilia, dolce e vigorosa, pervasa di sentimenti profondi, figli della natura prorompente del popolo e della terra, e' stata madre della lingua volgare e la stessa natura piena di sole, getta sui canti una luce ed una fragranza particolari.


Nessuno contrasta ai siciliani l'invenzione della poesia pastorale, non solo nell'armonizzazione, peraltro unica nel suo genere, ma anche negli strumenti.
La strumentazione nei canti popolari e' quasi sempre scarna.
E' difficile trovare strumentazioni che eccedono la formazione tipica di accompagnamento:

Flauto di canna "FRISCALETTU"
Scacciapensieri "MARRANZANU"
Ciaramella "CIARAMEDDA"
Anfora "QUARTARA"
Tambuello "TAMBUREDDU"

E' verosimile che molti canti popolari siano nati nei momenti di pausa durante il lavoro: la sera specialmente,quando, sospesi i lavori della vendemmia, o della trebbia, o della raccolta delle olive, davanti alle poche pietanze che ornavano la tavola dei lavoranti, erano incoraggiati dal vino generoso delle nostre contrade.
Con il calare della sera, poi,giungevano,a dorso di mulo,nella masseria,alcuni personaggi che definirei tipici ed indispensabili nella vita paesana.
Primo fra tutti il barbiere, che era un po' medico, sensale di matrimoni, gazzettino della vita paesana e che sempre sapeva suonare il mandolino o la chitarra, quindi arrivava il maniscalco "ppi firrari a cavarcatura","u mastru falignami" per aggiustare qualche carretto.
Arrivavano per prestare la propria opera li dove il paese era lontano, e per racimolare un po' di frumento, o di olive da salare, o di " 'nzolia".
Ancora qualche bicchiere di vino e poi si cantava,"u mastru varveri" cominciava con il mandolino,qualcuno accompagnava "ccu friscalettu" o il tamburello...........e chi non sapeva suonare?
Chi non sapeva suonare si "dava versu" accompagnando come poteva; tutto andava bene al ritmo:
due cucchiai battuti tra di loro, una padella,il dorso di un coltello strofinato sulla grattuggia tutto diveniva strumento,pur di dare libero sfogo a quella gioia prorompente nata dalla vita in comune.
Dall' " accozzo " di questi strumenti nascono i ritmi e le figurazioni dei canti antichi.
Ritmi e figurazioni per lo piu' semplici, ma che ben si sposano con la musica che risente delle influenze arabe, spagnole normanne e francesi.


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