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Nel 1409 alla morte di Martino I d'Aragona succede eccezionalmente suo padre Martino II detto “il Vecchio”, che regna un solo anno e muore senza eredi al trono. Si ebbe poi un periodo di interregno di due anni, e la reggenza dell'isola fu affidata a Bianca di Navarra, vedova di Martino I, vicaria del Re d'Aragona in Sicilia. A partire da Ferdinando I di Castiglia nipote di Martino II dal 1412,la Sicilia fu governata per delega: Inizia così l'età dei viceré, nella quale il governo del territorio fu esercitato dalla Spagna per il tramite dei viceré e non vi fu più sovrano presente nell'Isola, se si esclude la presenza per soli tre mesi di Carlo V nel 1535. La Sicilia perde così la prerogativa d'essere centro di governo per diventare un centro esclusivamente amministrativo. Dal 1425 vediamo Alfonso V d'Aragona intervenire contro gli Angioini di Napoli. L'isola la Sardegna e regno di Napoli vengono di nuovo riuniti sotto un'unica corona, anche se con amministrazioni separate, e Alfonso assunse per primo il titolo di "rex utriusque Siciliae". Egli governò per circa quarant'anni e si distinse per l'abilità politica e per l'essere un mecenate. Alfonso fece infatti eseguire importanti lavori pubblici, specialmente nel porto di Palermo, e a lui si deve la fondazione dell'Università di Catania, il “Siculorum Gymnasium”. Tra i suoi successori, Giovanni Ferdinando II detto “il Cattolico” (1479-1516) riconquista Napoli nel 1504. Attraverso la moglie Isabella, Ferdinando unì l'Aragona alla Castiglia facendo della Sicilia una provincia del nuovo impero spagnolo. L'isola fu costretta anche a subire l'introduzione dell'Inquisizione: Dal 1487 in poi, Torquemada organizza infatti un'istituzione permanente con sede nel Palazzo reale di Palermo. Nel 1513 viene introdotto in Sicilia il Tribunale del Sant'Uffizio. Al 1492 si attesta poi l'espulsione degli Ebrei dalla Sicilia. In particolare l'esclusione degli ebrei dalle fiorenti comunità di Sciacca, Salemi e Palermo costituirono un danno per l'economia siciliana.

Alla morte di Ferdinando, la corona passò a suo nipote, il futuro Carlo V (1516-1554), fondatore della dinastia degli Asburgo di Spagna ed imperatore di Germania dal 1519.

Durante il regno di Carlo V scoppia in Sicilia nel 1516 una insurrezione voluta dai baroni che andavano perdendo un potere politico durato due secoli e mezzo.

Nella prima metà del 1500 si colloca un evento passato alla storia come "caso di Sciacca". Questi avvenimenti ricostuiti daF. Savasta sono importanti per comprendere meglio le situazioni di attrito che si verificavano a volte tra le casate che in Sicilia detenevano un certo potere, e le relazioni che si instauravano tra esse e la Corona. Il "caso di Sciacca" rappresenta un modo per leggere la storia sotto diversi punti di vista. La contesa vide impegnate principalmente due delle più potenti famiglie di Sciacca, i Luna ed i Perollo, in una faida che si protrasse fino al giorno del suo triste epilogo nel 1529 quando, il discendente della famiglia Perollo, venne barbaramente ucciso ed il suo corpo trascinato per le vie di Sciacca, legato ad un cavallo in corsa. Le origini della contesa vanno ricercate nel 1400 quando, un matrimonio (quello di Margherita Peralta con il conte Luna) suscitò la gelosia di Giovanni Perollo. Il Matrimonio tra Margherita ed il Conte Artale Luna, era stato voluto dal Re Martino, che contava con questo di assicurare alla corona l'appoggio dei Peralta, una delle casate più in vista di Sciacca. Narra Savasta che prima delle nozze, avvenute il 17 giugno del 1400, Margherita era amata dal giovane Perollo, che aveva nutrito la speranza di divenire suo sposo fino al giorno in cui, il Re Martino non impose di regia autorità il matrimonio di Margherita con il conte Luna, stimato membro della sua corte.

Quando il conte Luna morì improvvisamente ed in circostanze poco chiare si pensò che la sua morte fosse stata opera del Perollo, che però smentì tale accusa fino al giorno della sua morte, avvenuta per cause naturali. I figli maschi del Luna e del Perollo raccolsero quell'eredità di odio che i loro rispettivi padri non avevano mai sopito e si ritrovarono puntualmente in disaccordo quando, nel 1454, Perollo fu costretto a cedere al Luna una proprietà alla quale teneva moltissimo. Così, durante la festa della St. Spina di Gesù, dell'Aprile del 1455, nel momento in cui la processione, seguita dal Luna, era giunta fin sotto il palazzo del Perollo, quest'ultimo, sentendosi minacciato dalla presenza del suo rivale, aggredì il Luna insieme ad i suoi uomini, e, pugnalatolo più volte, lo lasciò in terra credendolo morto, ordinando ad i suoi uomini di calpestargli il volto… La vendetta del Luna, che era sopravvissuto al feroce attentato non tardò ad arrivare; una volta ritornato in salute, radunato uno stuolo di uomini fedeli, si recò a Sciacca e diede fuoco al castello dei Perollo ed a tutte le abitazioni che si trovavano intorno ad esso, seminando terrore e distruzione.

Ma il Caso di Sciacca non si concluse così…. Nel 1529, l'odio tra le due famiglie tornò a riaccendersi a causa di un banale episodio il corsaro dei Mori, Sericano Bassà, che in quel periodo infestava con le sue imbarcazioni i mari della Sicilia Meridionale, aveva fatto prigioniero il barone di Solanto e, recatosi presso le coste di Sciacca, aveva alzato la bandiera del riscatto dando la possibilità ai nobili saccensi di riscattare il prigioniero… In tale circostanza accadde che la somma di danaro, offerta per il riscatto dal conte Luna, fu pubblicamente rifiutata dal corsaro che invece gradì molto le offerte del Perollo, che aveva saputo lusingarlo con l'invio presso la sua imbarcazione di sontuosi rinfreschi e con una visita di cortesia che il Perollo aveva deciso di effettuare personalmente. Tale episodio ferì fortemente l'orgoglio del Luna che si sentì umiliato da tutti coloro che, avendo assistito al suo fallimento nell'operazione di recupero del prigioniero, lo avevano schernito elogiando invece l'ingegno del Perollo nell'avere saputo ben gestire la situazione. Il Luna ritenne responsabile di tale umiliazione il Perollo; un odio atavico, mai sopito riprese vigore, fino al giorno che il Luna non decise di mettere a ferro e fuoco il castello dei Perollo e di uccidere il suo rivale. Perollo, che era in un primo momento riuscito a fuggire dal Castello venne tradito, ed in seguito ucciso. Il suo corpo, legato ad un cavallo, venne trascinato per le vie di Sciacca nel Luglio del 1529, lasciando una tragica scia di sangue. Si conclude così una storia nella storia, uno spaccato di vita di quell'epoca in Sicilia, che ci aiuta a capire come a volte si scatenavano gli eventi e come essi nel tempo divenissero leggenda.

Al 1535 si attesta la visita di Carlo V a Palermo, che passa da Porta nuova, e viene trionfalmente accolto per le sue vittorie nel Mediterraneo a danno dei pirati d'Algeria. Nell'Ottobre del 1571, la grande flotta cristiana di galee veneziane, spagnole, papaline, toscane ecc., riporterà a Lepanto, la vittoria contro i Turchi.

Nel 1624 si ha l'epidemia di peste in Palermo. La miracolosa scoperta delle ossa di S.Rosalia contribuirà, a debellare la pestilenza e la “Santuzza”, come viene affettuosamente appellata St.Rosalia, diviene patrona della città. Nella II metà del 1600 non mancano le rivolte popolari, come quella di Palermo del 1647 in concomitanza della sollevazione di Tommaso Aniello a Napoli. Guidata da un assassino condannato ed evaso, tale Nino de La Pilosa e da Giuseppe d'Alessi, il popolo si ribella contro gli spagnoli: notevole quella di Palermo capitanata da G.Alessi. La ribellione viene presto repressa. Nel 1674 anche Messina si solleva contro gli Spagnoli, ottenendo soccorsi dal re di Francia Luigi XIV. La città viene però riconquistata dagli Spagnoli nel 1678.

Il secolo si conclude con il terribile terremoto che nel 1693, colpisce la Sicilia sud-orientale. Questo disastroso evento comportò la successiva ricostruzione dei paesi coinvolti secondo schemi urbanistici e architettonici nuovi. Si caratterizzarono pertanto per una particolare espressione del gusto Barocco, che in Sicilia assunse le forme che tutti oggi conosciamo sotto la comune denominazione di “Barocco della Val di Noto”. Oggi, tali centri, fanno parte del patrimonio dell'Unesco.

 

 

 


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